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Guerriglia di Torino: arresti domiciliari per il 22enne di Arcidosso. Il Centrodestra insorge. Salvini ai giudici: “Vergogna!

L’aggressione al poliziotto avvenuta a Torino durante la maniofestazione per Askatasuna (Foto della polizia dalle telecamere di sorveglianza)

TORINO – Il gip del tribunale di Torino, Irene Giani, ha disposto i domiciliari per Angelo Simionato, il 22enne grossetano di Arcidosso sospettato di avere preso parte alla brutale aggressione al poliziotto, e l’obbligo di firma quotidiano a carico di Matteo Campaner e Pietro Desideri, indagati per altri episodi di resistenza a pubblico ufficiale.

Nessuno di loro è completamente libero o prosciolto: il giudice, anzi, parla di “gravi indizi” a carico di tutti e tre. Simionato si conferma indagato non per tentato omicidio, come immaginavano alcuni esponenti della maggioranza, bensì per il reato ipotizzato dalla procura: le “lesioni a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante manifestazioni”, nella versione introdotta nell’ordinamento nel 2023.

“Stavo scappando – ha detto al giudice – e ho visto un celerino dietro di me; mi sono girato, ce ne era uno a terra con delle persone che erano su di lui e mi sono allontanato”. Lui nega, ma il filmato – secondo i pm – documenta che ha spinto un compagno verso il gruppo “con chiaro intento di incoraggiamento”. E’ dunque un caso di “concorso morale”.

Comunque, a parere del gip, gli arresti domiciliari sono sufficienti: è giovane e incensurato, non risulta legato a gruppi antagonisti e, a differenza degli altri dimostranti, bardati di nero e provvisti di scudi e caschi, si è vestito con “indumenti sgargianti” dimostrando una certa “ingenuità operativa”, dato che era facilmente riconoscibile. Mamma e papà si sono detti disponibili a riprenderlo in casa, nel paese di Arcidosso (Grosseto), lontano dal “contesto ambientale in cui i fatti sono maturati” e, quindi, dai guai. In attesa degli sviluppi del processo.

Ma la polemica divampa e il centrodestra si solleva. Il primo a intervenire è Matteo Salvini, che sui social tuona “vergogna” e aggiunge che “votare Sì al referendum è un dovere morale”. “Come ci si può sentire sicuri con questa giustizia?” chiede da parte sua Antonio Tajani, auspicando che “certe decisioni non vengano prese in base a sensibilità politiche”.

Le scarcerazioni, oltre ad essere “incomprensibili e gravissime”, secondo Giovanni Maiorano (FdI), rappresentano, per Paola Ambrogio (FdI) “una risposta debole a fatti gravi che mina la credibilità delle istituzioni”, e “un segnale di resa gravissimo e inaccettabile” per Roberto Rosso (Fi). Dal versante delle opposizioni un drappello di parlamentari M5s invita Salvini “a fare pace col cervello” perché il caso non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: “a meno che – osservano – non si voglia dire che in futuro la politica darà ordini alla magistratura”.

E una presa di posizione forte arriva dall’Anm. “La magistratura – ha detto il segretario generale Rocco Maruotti – non è solo quella che sbaglia, perché la magistratura sbaglia come sbagliano i medici, gli ingegneri, i giornalisti, i politici. La magistratura è anche quella che prova ad emendare sè stessa quando commette degli errori, ma soprattutto quella che ha pagato forse il prezzo più alto insieme ad altri servitori dello Stato, come quelli delle forze di polizia, che oggi ci vedono su fronti opposti ma solo perché qualcuno vuole metterci su due barricate opposte: così non è e non sarà mai”.

Da Palazzo di giustizia nessuna risposta alle polemiche, ma uno degli avvocati difensori, Gianluca Vitale, spende buone parole per il gip che “si è dimostrato impermeabile ai tentativi di condizionamento e ha preso la sua decisione applicando le normali regole processuali di un Paese normale”.

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