Teatro di Rifredi: applausi a scena aperta per il debutto de “I coniugi Ubu”

FIRENZE – Teatro pieno e tanti applausi anche a scena aperta per il riuscitissimo I coniugi Ubu scritto e diretto da Angelo Savelli, tratto dalle opere di Alfred Jarry (e non solo da Ubu roi, che pure resta centrale). Uno spettacolo assolutamente degno di inaugurare le celebrazioni per i 40 anni dalla riapertura della storica sala fiorentina a opera di Pupi e Fresedde nel 1986.
Un lavoro che viene da molto lontano: l’idea nacque all’epoca in cui Angelo Savelli lavorava con Vincenzo Cerami. Si è finalmente realizzato dopo un importante periodo di residenza artistica e di prove al Teatro di Rifredi, luogo che si conferma un’ottima fucina produttiva per la creazione contemporanea.
I messaggi trasmessi dai testi di Jarry sono sempre attuali; la riscrittura-collage può dunque limitarsi a pochi interventi di agevolazione della lettura rendendoli ancora più universali: la coppia protagonista è formata da due borghesi in vestaglia dall’apparenza innocua (anche se iniziano la pièce occupando abusivamente una casa e scacciandone l’imbelle proprietario) e la macchinazione regicida prende forma in un salottino tra ferri da calza, parole crociate e tv.
La lettura di Savelli, ironica e lucida, rende appieno la banalità del male, la violenza di un potere avido, cieco, grottesco e anarchico (aggettivo espressamente adottato da Ubu), senza tempo, eternamente riproducibile con qualche variazione formale; si ride molto, durante lo spettacolo, ma si pensa altrettanto: come avvisa il Prologo (e come avvertiva lo stesso Jarry), il testo si può fruire a tanti livelli, da quello letterale del divertissement a quello della satira sul potere e sul male che si annida dove meno ci si aspetta. Le fitte citazioni da Achille Campanile (i coniugi Ubu, per rendersi popolari, partecipano a un varietà televisivo in cui recitano alcune Tragedie in due battute), Petrolini, il Pasolini di Salò, Shakespeare risultano ben amalgamate a Jarry, riconoscibili senza apparire estranee.
Splendida la prova di Giulia Weber (Madre Ubu, una perfetta Lady Macbeth dei poveri) e di Massimo Grigò, un Ubu che rende a meraviglia la mediocrità, la ferocia e la bassezza del personaggio e insieme la sua debolezza; entrambi tengono il ritmo senza perdere un colpo. Di buon livello la compagnia che li supporta, fra cui spicca il gustosissimo Bugrelao (Bougrelas) amletico di Fabio Magnani.
Da vedere assolutamente. Lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 8 febbraio (ore 21; domenica 8 ore 16.30).
Nuovo Rifredi Scena Aperta, Via Vittorio Emanuele II, 303. Tel. 055.4220361/2, https://www.teatrodellatoscana.it/it/evento/spettacolo/i-coniugi-ubu
