Prato, carcere della Dogaia: spaccio di droga e uso di cellulari. Una rete con droni e “galoppini”

PRATO – Spaccio di droga organizzato e uso di microcellulari per le ordinazioni. E’ su questi filoni che indaga la Procura di Prato. Che informa di perquisizioni, dalla notte scorsa 10 febbraio 2026, in particolare nella quarta sezione dove fa base una fiorente e “pulviscolare” rete di spaccio ad uso dei detenuti – cocaina ed hashish – di cui risulta leader un 25enne di Roma.
Il giovane, spiega la procura di Prato, avrebbe colmato il vuoto creatosi nell’attività illecita dopo le perquisizioni e i sequestri dei mesi scorsi in altre due sezioni del carcere. Il procuratore Luca Tescaroli aggiorna stamani sulla situazione nel penitenziario La Dogaia spiegando che il flusso di telefoni dentro il carcere è strumentale alla gestione degli stupefacenti, fatti introdurre con lanci da droni che sorvolano l’istituto, pacchi o con stratagemmi in occasione di colloqui. I pagamenti della droga vengono fatti per via telematica, usando i telefonini.
I detenuti che non pagano vengono sottoposti a violenza, come strumento di riscossione coattiva del debito. Il 25enne nuovo ‘capo’ dello spaccio usa un microtelefono – di cui non deve disporre – per procacciare la droga da trafficanti esterni per ordini di 40-50 grammi di cocaina e 200-300 grammi di hashish per volta.
Oltre ai lanci coi droni, si avvale di ‘galoppini’ per introdurre lo stupefacente dall’esterno. Quattro quelli scoperti finora: due 40enni di Napoli e due della Tunisia di 23 e 34 anni. C’è “uno spettro consistente di consumatori” tossicodipendenti dentro il carcere e la droga viene venduta a costo notevole consentendo “lauti” profitti, spiega la procura pratese che, per le indagini, si avvale anche della collaborazione di due detenuti, un 20enne del Brasile e un 33enne del Marocco, i quali hanno subito atti di violenza e tentativi di estorsione. Ora sono affidati a un programma di protezione e li hanno trasferito in altre carceri di Toscana e Umbria.
