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Maggio Musicale: in scena “Pagliacci” e “Cavalleria rusticana”. Due recite già sold out

Cavalleria rusticana ad Amsterdam (diffusione foto ufficio stampa)

FIRENZE – Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 22 febbraio al 3 marzo 2026 va in scena uno dei più popolari dittici del melodramma italiano: quello formato da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia il maestro Riccardo Frizza. Lo spettacolo è in Sala Grande, ma non grande abbastanza, per le sole 4 recite in cartellone: due (quelle diurne) sono già esaurite sulla pianta online (qualche posto può esserci in biglietteria) e per le altre due ci sono solo posti di platea.

La regia è di Robert Carsen, che riprende il suo allestimento della Dutch National Opera di Amsterdam del 2029, mai uscito da quella città; sua anche l’idea, tutt’altro che sbagliata e priva di logica, di invertire il tradizionale ordine Cavalleria-Pagliacci (furono accoppiate così pochissimo dopo la composizione della seconda delle due): l’opera di Leoncavallo ha infatti un Prologo che è piuttosto buffo veder comparire dopo l’intervallo, mentre è perfetto per riferirsi a tutta la serata, Cavalleria inclusa.

Il Prologo spiega che in Pagliacci l’autore ha cercato di dipingere «uno squarcio di vita. Egli ha per massima / sol che l’artista è un uom e per gli uomini / scrivere ei deve. Ed al vero ispiravasi», e conclude con un invito al pubblico: «E voi, piuttosto che le nostre povere / gabbane d’istrïoni, le nostr’anime / considerate, poiché noi siam uomini / di carne e d’ossa, e che di quest’orfano / mondo al pari di voi spiriamo l’aere!», avviando già la riflessione sulla relazione tra attore e ruolo, sul confine labile tra finzione e realtà; ottimo appiglio, per il regista canadese, per sviluppare la sua concezione ‘meta-teatrale’ dello spettacolo, connettendo la finzione scenica e la dimensione reale dello spettacolo. .

Pur tradizionale, il dittico a Firenze non è stato ricostituito spesso: una volta nel 1971 con la direzione del giovane Muti, una volta nel 2000 con la direzione di Bartoletti e ora (nel 2019 le opere furono rappresentate entrambe, ma in momenti diversi e associate ad altre opere brevi).

In Pagliacci la compagnia di canto è composta da Corinne Winters, che debutta Nedda e non è mai venuta al Maggio; Brian Jagde, anche lui per la prima volta al Maggio, è Canio, il capocomico della compagnia consumato dalla gelosia per Nedda; Roman Burdenko è Tonio; Lorenzo Martelli Hae Kang, entrambi formati all’Accademia del Maggio, sono rispettivamente Peppe e Silvio.

In Cavalleria rusticana Luciano Ganci interpreta Turiddu e Martina Belli (che al Maggio fu Lola in una produzione di Cavalleria nel 2014) debutta Santuzza. Lucia è interpretata dalla veterana Manuela Custer, Roman Burdenko è Alfio e Janetka Hoşco chiude il cast nella parte di Lola.

Al concorso indetto dall’editore Sonzogno nel 1888, per un’opera in un atto unico, vince Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, compositore ventenne di belle speranze. Fin dal debutto, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, ha uno strepitoso successo, complici un soggetto di grande attualità, l’omonima novella di Giovanni Verga ridotta a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, e una musica che, dalle arie dei protagonisti ai duetti, dal Preludio fino al celebre Intermezzo, è pervasa da una passionalità senza pari. Mascagni fece una bella carriera e divenne oltremodo popolare, ma non riuscì mai a bissare il primo grande successo che lo fa comparire ancora molto spesso nei cartelloni dei teatri di tutto il mondo.

Pagliacci, opera in due atti con prologo (ma breve) di Ruggero Leoncavallo, nasce sulla scia di Cavalleria rusticana. Il libretto, approntato dallo stesso autore, è tratto da un argomento di cronaca nera, un delitto passionale realmente accaduto a Montalto Uffugo, il paese della Calabria dove viveva il compositore da giovane. Rappresentata al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892 con la direzione di Arturo Toscanini, l’opera raggiunse fama internazionale in brevissimo tempo. L’ambientazione popolare, dove i sentimenti violenti sono restituiti da una vocalità convulsa, fa da sfondo al dramma della gelosia di Canio, capocomico di una compagnia itinerante. Grazie al sottile espediente narrativo del teatro nel teatro, della vita reale che si consuma nella commedia recitata sulle scene, Leoncavallo potenzia la carica drammatica del soggetto.

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto tenute il 22 e 25 febbraio da Marco Cosci e il 28 febbraio e 3 marzo da Maddalena Bonechi

Prezzi: Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€ Galleria: 35€ Palchi: 45€ Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€ Platea 1 (Repliche): 110€ Platea 1 (Prima recita): 130€, in vendita anche sul sito del Maggio 

Durata: Pagliacci: 1 ora e 20 minuti | Intervallo: 30 minuti | Cavalleria rusticana: 1 ora e 20 minuti Durata complessiva: 3 ore e 10 minuti circa

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