Tribunale di Palermo condanna l’Italia a risarcire la nave di Carola Rackete. Giorgia Meloni: “I giudici lasciano senza parole”

ROMA – Giorgia Meloni attacca frontalmente la magistratura, non solo per posizione di steccato in vista del referendum, ma oggi, 18 febbraio 2026, per la sentenza del tribunale di Palermo che condanna lo Stato a risarcire con oltre 76mila euro la nave Sea Watch 3 per i danni patrimoniali subiti in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa.
Secondo il tribunale di Palermo, Viminale, ministeri dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento dovranno rendere alla ong la somma che riguarda le spese documentate dalla stessa organizzazione più quelle legali. L’episodio fa riferimento al caso legato all’allora comandante della nave tedesca, Carola Rackete, che il 29 giugno di quell’anno, forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando anche una motovedetta della Guardia di Finanza durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, tratti in salvo in zona Sar libica.
La premier Giorgia Meloni attacca la decisione dei giudici in un video sui social. “Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro”.
Il vicepremier Matteo Salvini parla di decisione “incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo” alla ong “di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona”.
La Sea Watch, in seguito al fermo, aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre seguente. Dal prefetto però non erano giunte risposte e questo, secondo la legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato il silenzio‑accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave, nonostante ciò, era rimasta bloccata fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo, il 19 dicembre, ne aveva ordinato la restituzione. Dopo i fatti la comandante Rackete era stata arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare, rischiando fino a 15 anni di carcere. Successivamente, nel 2021, il gip di Agrigento ha disposto, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero, l’archiviazione del procedimento penale nei confronti dell’attivista tedesca.
“Il risarcimento a Sea Watch legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti – dice la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi – mentre sulle spiagge italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere”.
Il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon, dice: “E’ l’ennesimo attacco della magistratura all’attività del governo Meloni. Una parte di giudici pensa di fermare le politiche di difesa del nostro territorio nazionale con queste sentenze vergognose. Hanno capito malissimo, il nostro esecutivo non si fermerà perché il contrasto all’immigrazione irregolare è un dovere morale e non solo politico che perseguiremo sempre e comunque”.
