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Pusher ucciso a Rogoredo, l’agente indagato: “Quando ho visto che stava morendo ho perso la testa”

MILANO – “Qando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”. Lo ha detto oggi, 24 febbraio 2026, l’assistente capo Carmelo Cinturrino, fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, durante l’interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro nel carcere di San Vittore.

Come ha riferito il suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha “ammesso le sue responsabilità e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori, ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciaori”.

“Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici”. Così uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso nel caso della morte di Abderrahim Mansouri ha confermato a verbale, interrogato il 19 febbraio, le “richieste di soldi e droga” da parte dell’assistente capo Carmelo Cinturrino in carcere da ieri per omicidio volontario.

L’agente l’ha descritto come violento e “poco raccomandabile”: pestava pure con “accanimento” con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri detto Zack: “So che lui lo voleva prendere”. 

La scorsa settimana, infatti, i quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, difesi dagli avvocati Massimo Pellicciotta, Antonio Buondonno e Matteo Cherubini, sono stati interrogati dal pm Giovanni Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile della Polizia. E in più passaggi dei verbali alcuni hanno confermato quel quadro di richieste di pizzo e droga e pestaggi che sono al centro degli approfondimenti dell’inchiesta su Cinturrino, coordinata anche dal procuratore Marcello Viola.

“Che lei sappia ha mai visto che Cinturrino non ha fatto un verbale di sequestro di sostanza?”, ha chiesto il pm. E un agente: “Lo presumo. Se mi dicono che ha preso della sostanza e poi non vedo un verbale di sequestro mi viene il dubbio (…) se ne parlava che non era tutto pulito e lineare (…) noi eravamo al bosco e spesso non riuscivamo a trovare nulla, mentre lui aveva sempre qualcosa. Quindi ci sono venuti dei dubbi e cercavamo di stare distaccati”.

Un altro collega gli ha raccontato che non voleva “uscire da solo con lui, non gli piaceva il fatto che la sostanza apparisse dal nulla (…) i dubbi diventavano sempre più forti”. Sempre il poliziotto interrogato ha messo a verbale, ad esempio, che un frequentatore del bosco gli avrebbe detto “lasciandomi basito ‘se io do tutto di solito mi lasciano stare’, intendendo la busta con tutto, monete, soldi, sostanza”.

Sempre nei verbali – uno è di un ispettore di un Commissariato, che è tra gli indagati – si legge: “Mi hanno detto che con ‘Luca’, soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava”. E poi ancora “urla, schiaffi, qualche colpo con un pezzo di legno (…) lo faceva per farsi dire dove era la sostanza”.

“Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga”, ha concluso a proposito delle parole del Capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani. 

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