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Libri: “Il figlio del dottore”, viaggio nel confine sottile tra vocazione e fallimento

Francesco Caremani e il libro “Il figlio del dottore”

AREZZO – “Il figlio del dottore”, di Francesco Caremani, è un viaggio nel confine sottile tra vocazione e
fallimento, tra amore e resistenza, tra la parola che ferisce e quella che consola. Scritto in uno stile
limpido e morale, il libro alterna introspezione e cronaca, confessione e sguardo civile.

Ogni capitolo è una stanza di memoria, un frammento di realismo emotivo che racconta l’Italia di
provincia, la solitudine dei mestieri fragili e il coraggio tranquillo di chi continua a credere nella
propria verità, anche quando non conviene.

Romanzo di formazione adulta, “Il figlio del dottore” è una riflessione disincantata sul percorso di
emancipazione dalle attese che non ci appartengono e dal peso dei nomi, verso l’ostinata e costante
affermazione della responsabilità individuale.

Tra redazioni, campi sportivi periferici, città attraversate dal vento, conversazioni notturne in
cucina, amori che diventano casa e promesse che restano sospese, il volume attraversa una vita
intera senza mai chiuderla in una morale.

“Scrivere non è un modo per fuggire, ma per restare, con le parole, dentro la vita degli altri” afferma
Caremani. Leggendo il suo primo romanzo, come possiamo dargli torto?
L’AUTORE
Francesco Caremani è nato nel 1969 ad Arezzo. Da più di trent’anni racconta lo sport come forma di
resistenza civile, scrivendo, tra gli altri, per Guerin Sportivo, Calcio2000, Corriere Fiorentino,
Domani, Gariwo MAG, Il Foglio, Tuttosport e Today.it, dopo essersi fatto le ossa al Corriere di
Arezzo.
Dal 2004 al 2007 ha diretto il settimanale Arezzo, da lui fondato e ideato, e il mensile
Casentino2000.
Ha pubblicato molti testi sportivi. Tra i titoli più noti, “Heysel. La verità di una strage annunciata”
(Bradipolibri Editore), “Il calcio sopra le barricate. 1968 e dintorni: l’Italia campione d’Europa”
(Limina Editore) e “Chiedi alla polvere. Quando il calcio non è solo un gioco (Bradipolibri Editore).
Ha fondato thesportlight.net, un progetto di slow journalism dedicato a chi crede che lo sport sia
una questione di cultura e non di classifica.

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