Skip to main content

Guerra in Iran: caccia britannici abbattono droni diretti in Giordania e Bahrein. Missile di Teheran intercettato in Turchia

LONDRA – Caccia britannici Typhoon hanno abbattuto droni iraniani diretti in Giordania e Bahrein. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Londra. I jet hanno abbattuto un sistema aereo a pilotaggio remoto “a difesa della Giordania” e intercettato un drone diretto verso il Bahrein. Sono inoltre in corso “operazioni aeree difensive” a sostegno degli Emirati Arabi Uniti.

TURCHIA – Il ministero della Difesa turco rende noto che un missile balistico lanciato dall’Iran è stato abbattuto nello spazio aereo turco. Il missile è stato distrutto dalle difese della Nato stanziate nel Mediterraneo orientale, ha affermato Ankara, aggiungendo che frammenti di munizioni sono caduti in campi vuoti a Gaziantep, nel sud-est della Turchia.

“Sottolineiamo ancora una volta che saranno adottate tutte le misure necessarie con risolutezza e senza esitazione contro qualsiasi minaccia rivolta al territorio e allo spazio aereo del nostro Paese”, ha affermato il Ministero della Difesa.

In una dichiarazione separata condivisa su X, il direttore della comunicazione della Turchia Burhanettin Duran ha confermato che il missile è stato “tempestivamente intercettato e neutralizzato dalle forze di difesa aerea e missilistica della Nato sopra il distretto di Sahinbey a Gaziantep”.

“Ribadiamo ancora una volta con forza il nostro avvertimento a tutte le parti, in particolare all’Iran, di astenersi da azioni che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza regionale e mettere a rischio i civili”.

MOJTABA KHAMENEI –  Sulla schiena ha già un bersaglio piazzato da Israele, e Donald Trump non fa mistero delle sue intenzioni: “Non sono contento di lui, non so se durerà”.

E’ un’eredità avvelenata quella che Ali Khamenei ha lasciato al figlio Mojtaba, 57 anni, probabilmente ferito nello stesso raid israelo-americano che ha ucciso il padre, la moglie e anche un figlio nel primo giorno di attacchi sull’Iran, eletto domenica sera nuova Guida Suprema della Repubblica islamica da un’Assemblea degli Esperti divisa al suo interno. Ora, schiacciato tra la guerra contro i nemici di sempre e le rivolte interne già represse nel sangue all’inizio dell’anno con migliaia di vittime, il nuovo Khamenei è atteso alla prova dei fatti ma per lui la prima sfida è quella di sfuggire agli attacchi di Usa e Israele che hanno già decapitato il regime e restare in vita. Scegliendo Mojtaba “hanno commesso un grosso errore. Non so se durerà”, ha detto Trump.

Anche il ministero degli Esteri israeliano è lapidario: “Tale padre, tale figlio”, ha scritto su X postando una foto dei due e sottolineando come Mojtaba abbia “le mani già macchiate dallo spargimento di sangue che ha caratterizzato il governo di suo padre”.

“Aspettate e vedrete”, ha risposto il ministro Gideon Sa’ar alla Cnn che gli chiedeva se Mojtaba fosse un target di Israele. Una volta annunciata, la sua elezione è stata celebrata da tutto l’establishment, a partire dai pasdaran – di cui Mojtaba è stato comandante -, dalle più alte cariche della Repubblica islamica, dalle forze armate, fino alle milizie filoiraniane della regione, come Hezbollah e gli Houthi che gli hanno giurato fedeltà.

Ma la seduta degli Esperti, dopo un primo tentativo interrotto martedì scorso dai bombardamenti, ha mostrato le fratture tra la linea delle Guardie rivoluzionarie che cercavano la continuità del potere e quella di diversi membri del clero sciita contrari al trasferimento dinastico del massimo ruolo del regime a una figura che, per di più, ritengono priva di un livello accettabile di giurisprudenza islamica.

L’ayatollah Mohsen Heidari ha infatti fatto sapere che alcuni degli 88 saggi che compongono l’Assemblea non erano stati nemmeno informati della convocazione “e non hanno potuto partecipare alla riunione per il voto nonostante si trovassero nella città di Qom”. Tuttavia, ha aggiunto Heidari, il quorum dei due terzi è stato raggiunto e Mojtaba avrebbe ottenuto quasi l’85% dei voti dei presenti.

La sua elezione “è una manifestazione della volontà di governo del popolo”, ha affermato il presidente Masoud Pezeshkian su X, mentre il capo della sicurezza nazionale e stretto collaboratore di Khamenei padre, Ali Larijani, la nomina di Mojtaba è causa di “disperazione” a Usa e Israele.

Ma nonostante il regime abbia radunato in piazza a Teheran e in altre città enormi folle per mostrare il sostegno della popolazione alla nuova Guida suprema, sui social media circolano anche video delle proteste contro il nuovo volto di un regime uguale a se stesso: nella forma usata anche di recente e considerata più sicura per i dimostranti, in molti hanno urlato di notte “Morte a Mojtaba” da tetti e finestre delle loro case. 

PUTIN – Il Cremlino coglie l’occasione della nomina della nuova Guida iraniana per ribadire l’importanza dei suoi legami con la Repubblica islamica, anche se finora, di fronte all’attacco israelo-americano, Mosca non ha voluto confermare alcun sostegno militare a Teheran. In un messaggio di congratulazioni a Mojtaba Khamenei, Vladimir Putin ha assicurato che la Russia “rimarrà un partner affidabile della Repubblica islamica”.

Allo stesso tempo, forte dell’impennata dei prezzi energetici, Putin getta sul piatto della bilancia nei rapporti con la Ue tutto il peso del suo Paese come grande produttore di petrolio e gas, affermando che la Russia è pronta a garantire agli europei le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare i mercati. Ma per fare questo aspetta “segnali” da Bruxelles. Quasi una provocazione dopo quattro anni di gelo e accuse incrociate sull’Ucraina, sfociate nella chiusura totale da parte di Bruxelles dei rubinetti del gas dalla Russia.

Anche la Cina è intervenuta sulla nomina di Mojtaba, per respingere le minacce alla sua persona arrivate in particolare da Israele. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun, ha detto che “la Cina si oppone all’ingerenza negli affari interni di altri Paesi con qualsiasi pretesto, e la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran devono essere rispettate”. Nel suo messaggio a Mojtaba Khamenei, Putin si è detto sicuro che il nuovo Rahbar “continuerà con onore l’opera di suo padre”, Ali Khamenei, e riuscirà a tenere unito il popolo iraniano di fronte alla “aggressione armata”. Il presidente russo ha anche confermato il “continuo sostegno a Teheran”.

Ma non è chiaro se esso si sia concretizzato in aiuti militari per far fronte ai raid delle forze di Washington e Tel Aviv. Nessuna conferma è venuta da Teheran o da Mosca su presunte informazioni di intelligence che, secondo il Washington Post, i russi fornirebbero agli iraniani per colpire obiettivi militari americani in Medio Oriente. Né alle voci tra gli osservatori militari a Mosca che parlano di consegna di nuovi sistemi di difesa aerea trasferiti da a Teheran a partire dalla Guerra dei 12 Giorni del giugno 2025.

“Abbiamo un dialogo con i rappresentanti della leadership iraniana e continueremo, senza dubbio, questo dialogo. Questo è tutto ciò che volevo dire su questo argomento”, ha risposto in modo enigmatico il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ai giornalisti che gli chiedevano commenti in proposito. La nuova guerra del Golfo, e la conseguente impennata dei prezzi dell’energia, ha intanto portato una insperata boccata d’ossigeno alle casse di Mosca, che negli ultimi mesi aveva mostrato qualche difficoltà nel continuare a finanziare il conflitto in Ucraina. E consente alla Russia di presentarsi come un elemento di stabilità sui mercati mondiali.

“Stiamo aumentando le forniture ai nostri partner affidabili in diverse regioni del mondo”, ha dichiarato Putin. “Continueremo – ha insistito il capo del Cremlino – a fornire petrolio e gas ai Paesi che sono anch’essi partner affidabili. Mi riferisco non soltanto ai partner nell’Asia-Pacifico, ma anche alle nazioni dell’Europa orientale, come la Slovacchia e l’Ungheria”. Ma il primo ministro ungherese, Viktor Orban, in una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che è necessario “sospendere tutte le sanzioni imposte all’energia russa in tutta Europa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Firenze Post è una testata on line edita da C.A.T. - Confesercenti Toscana S.R.L.
Registro Operatori della Comunicazione n° 39741
Firenzepost small logo