
Iran: il mistero di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida suprema non compare. Nascosto per sicurezza? L’ipotesi che sia ferito

Dov’è Mojtaba Khamenei? La sua voce, come Guida suprema, detiene un valore assoluto, vincolante e teocratico all’interno del sistema iraniano: non sono semplici opinioni, ma direttive strategiche che definiscono la linea della Repubblica Islamica. Per questo, quella di Mojtaba Khamenei è una voce attesa con trepidazione, da amici e nemici. Ma passati ormai tre giorni dall’annuncio della successione al padre, Ali Khamenei, il primo discorso della nuova Guida suprema tarda ad arrivare.
Alimentando il mistero sulla sua sorte – è infatti dato per ferito nei raid israelo-americani su Teheran – e i timori sulla sua sicurezza di fronte alle minacce del governo israeliano e di Donald Trump, secondo cui il nuovo leader di Teheran “non può vivere in pace”.
Subito dopo l’annuncio ufficiale della nomina di Mojtaba Khamenei, la macchina della propaganda iraniana si è attivata a pieno regime esaltando i giuramenti di fedeltà da parte di politici, vertici militari e religiosi in Iran, insieme alle immagini di folle festanti a Teheran e in decine di altre città, tra gli slogan di sostegno e il tradizionale anatema: “Morte all’America, morte a Israele”.
Slogan a parte, è l’incertezza a regnare in questo momento sull’Iran. Innanzitutto, restano i dubbi sullo stato di salute di Mojtaba: smentite le voci iniziali che lo volevano morto, sembra che il figlio di Ali Khamenei sia stato colpito nei raid degli ultimi dieci giorni. La tv iraniana lo ha infatti definito “Jaanbaz”, veterano di guerra ferito. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui tarda ad arrivare il suo primo discorso da Guida suprema.
Da non trascurare poi la sua condizione mentale ed emotiva: il bombardamento in cui è stato eliminato suo padre, il 28 febbraio, ha ucciso anche sua madre, sua moglie, un figlio, una delle sue sorelle insieme al marito, due nipoti. Di fronte a questo, si dice che Mojtaba abbia manifestato – forse anche solo come tattica – una certa riluttanza ad assumere un incarico di così alto livello in tempo di guerra, dopo aver subito una perdita così grave.
A chi gli chiedeva se ci fossero indicazioni in merito alle condizioni di salute di Mojtaba, il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha detto di “non poter commentare al momento”. Ma Khamenei “farebbe bene a prestare ascolto alle parole” di Trump. Se infatti il tycoon ha aperto uno spiraglio sulla possibilità che sia disposto a parlare con l’Iran, ha ribadito di essere “scontento” della nomina di Mojtaba, prospettandogli vita breve.
Anche questo, secondo alcuni, potrebbe spingere il nuovo leader iraniano alla cautela sul suo primo intervento pubblico. Mentre la propaganda iraniana prova a rassicurare la popolazione evocando stabilità, è l’imprevedibilità a caratterizzare l’avvento di Mojtaba Khamenei come terza Guida suprema dell’Iran. A differenza dei suoi predecessori, la sua è infatti una figura sostanzialmente sconosciuta sia a Washington sia alla gente comune in Iran: prima di essere catapultato al potere, il 56enne ha sempre agito nell’ombra come un burocrate di secondo piano.
Di lui esiste un solo filmato mentre parla in pubblico, a una lezione di giurisprudenza, e non c’è mai stata alcuna intervista in cui abbia espresso le sue opinioni su temi fondamentali quali i rapporti con gli Usa, la questione nucleare. La sua voce diventa quindi necessarie per aprire davvero il nuovo capitolo di storia della Repubblica islamica che tenta affannosamente di sopravvivere sotto le incessanti pressioni del malcontento popolare, della diplomazia occidentale e da dieci giorni a questa parte, anche delle bombe incessanti di Israele e Stati Uniti.
