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Trump chiama e Netanyahu tratta con Beirut. Teheran: “Da Hormuz solo 15 navi al giorno”. Tajani lunedì in Libano

WASHINGTON (USA) – Israele apre a negoziati diretti con il Libano raccogliendo un appello di Beirut dopo che l’Idf ha colpito giovedì altri obiettivi nel Paese dei cedri e lanciato nuovi avvisi di evacuazione a sud della capitale, all’indomani del più pesante attacco contro il suo vicino dall’inizio della guerra.

Un bombardamento duramente condannato dalla comunità internazionale e che ha indotto Donald Trump a chiedere al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre l’intensità dei raid per contribuire a mantenere la tregua di due settimane con l’Iran e garantire il successo degli imminenti negoziati con Teheran. Israele ha accettato di “essere un partner collaborativo”, ha confidato un funzionario dell’amministrazione Usa a Nbc.

Ma Bibi non si è impegnato a cessare il fuoco contro Hezbollah (“continueremo a colpirlo ovunque sia necessario”), come chiedono le autorità libanesi per avviare il dialogo diplomatico, che secondo Axios comincerà la prossima settimana al Dipartimento di Stato a Washington, a livello di ambasciatori. Presente come mediatore anche quello americano a Beirut. “Alla luce delle ripetute richieste del Libano di aprire negoziati diretti con Israele, ho incaricato il governo di avviare negoziati diretti con il Libano il prima possibile”, ha annunciato Netanyahu, spiegando che “i negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sulla creazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano”. Un’ora prima della sua dichiarazione, il presidente libanese Joseph Aoun aveva affermato che “l’unica soluzione alla situazione in Libano è raggiungere un cessate il fuoco tra Israele e Libano, seguito da negoziati diretti tra le parti”.

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A condannare i raid israeliani sul Libano e a chiedere che anche il Paese dei cedri sia incluso nella tregua con l’Iran sono varie capitali europee, da Parigi a Berlino, da Londra a Madrid. Ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i primi colloqui diretti tra la delegazione di Teheran, guidata dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, e quella di Washington, capitanata dal vicepresidente JD Vance. Le autorità di Islamabad hanno già blindato la capitale, bloccando l’accesso in un’area di 3 chilometri attorno all’hotel di lusso Serena, dove si prevede che soggiorneranno le due delegazioni.

Ghalibaf ha avvisato che “le violazioni del cessate il fuoco porteranno a costi e a forti risposte” e ha invitato a “smettere immediatamente” con gli attacchi a Beirut, ricordando che il Libano e il resto dell'”asse” regionale dell’Iran sono parti inseparabili dell’accordo. Ma la fragile tregua per ora ha in gran parte tenuto tra Stati Uniti, Israele e Iran, benché Teheran e Washington abbiano fornito spiegazioni molto diverse sui termini iniziali, cantando entrambi vittoria.

Trump si è detto “molto ottimista” sulla possibilità che un accordo di pace con l’Iran sia a portata di mano, anche se nello stesso tempo ha messo in guardia che le forze Usa resteranno schierate nella regione “fino a quando un vero accordo non sarà raggiunto e non sarà pienamente rispettato”, minacciando altrimenti scontri più intensi.

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