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Caterina Biti: “Sto immaginando la Firenze del futuro. La nuova piazza dell’Isolotto mi dà il coraggio per affrontare la sfida””

Caterina Biti, assessora all’urbanistica del Comune di Firenze (Foto Comune di Firenze)

Cubo nero, antenna bianca, lungarni riverniciati. Polemiche. Fascicoli giudiziari aperti. Ma l’assessora all’urbanistica, Caterina Biti, nell’articolo scritto per Firenze Post, va oltre: immagina la Firenze che verrà. Una città che dovrà cambiare con coraggio, per diventare faro della Toscana e competere, per innovazione e spazi pubblici adeguati, con le capitali europee più ambiziose.

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Provare a parlare di Urbanistica oggi può sembrare un esercizio azzardato; tuttavia, credo sia più che mai necessario prendersi il tempo e senza paura tentare di spiegare una materia tanto complessa quanto affascinante senza sottrarsi al confronto che, quando rispettoso, privo di strumentalizzazioni e semplificazioni, è certo la via maestra per perseguire il meglio per la città, e soprattutto per i cittadini. 

L’Urbanistica è, tra le deleghe presenti nelle amministrazioni, forse quella che – dopo il bilancio – permette di operare le scelte politicamente più rilevanti: immaginare il futuro di una città – qualsiasi essa sia e ovunque sia – attraverso le sue trasformazioni vuol dire intervenire anche sulla sua “anima”; vuol dire in qualche modo indirizzare, attraverso scelte riguardanti il disegno dei vuoti e dei pieni e individuando le funzioni, anche quale sarà la società che la abiterà. E’ facile quindi capire quale importanza e quale forza hanno le scelte in questo ambito.

A tal proposito credo sia importante sottolineare altri fattori necessari per il confronto che poco sopra ho indicato come necessario: uno è sicuramente l’impegno ad entrare in un terreno complicato e lungo per le norme e i procedimenti e per tutto ciò che influisce sulla “costruzione” di qualcosa (la progettazione, le risorse, fatti imponderabili e inimmaginabili come le guerre o le pandemie; solo per fare qualche esempio); l’altro fattore è la consapevolezza di dover necessariamente fare grandi e faticosi esercizi di memoria e di immedesimazione per capire come e quando sono nate certe scelte: ogni trasformazione è stata fatta con lo sguardo di un determinato momento che per forza è stato differente al momento in cui queste trasformazioni si concretizzano. Firenze di 15 anni fa era molto diversa da quella di ora, la situazione toscana, nazionale e internazionale era diversa: non considerare tutto ciò può soltanto falsare il confronto necessario. 

Per provare ad immaginare la Firenze dei prossimi 20 o 30 anni è fondamentale adesso servirsi di tutti gli strumenti che possano aiutarci a capire quali saranno i cittadini di allora, in modo da poter mettere in campo le azioni necessarie perché la città possa rispondere alle loro esigenze, ma anche per fare qualcosa di più: provare ad indirizzare verso le condizione che noi pensiamo siano necessarie per vivere meglio, con case accessibili economicamente, sostenibili e integrate con i servizi più strategici quali spazi pubblici e verdi, servizi di prima necessità quali scuole e case di comunità, esercizi commerciali, sistemi di mobilità integrata, solo per dirne alcuni.

Sogniamo un città nella quale in 15 minuti a piedi si possano raggiungere tutti i servizi necessari; una città in cui le aeree pubbliche siano belle e vivibili così da essere frequentate, dove si creino spazi di socialità che rendano i nostri quartieri più sicuri e decorosi. Una città viva è una città bella e sicura! Parlando di questo non posso non pensare alla nuova piazza dell’Isolotto che dopo la progettazione condivisa e la sua realizzazione adesso è piena di bambini, adulti e anziani che la vivono dalla mattina alla sera, riappropriandosi di ogni metro, facendo vivere le attività economiche, creando momenti di aggregazione.

Lo spazio pubblico per Firenze è sempre più una merce preziosa. Penso che per il futuro sarà davvero necessario investire su ogni singolo metro in cui la città si trasformerà, per bilanciare al meglio i vuoti e i pieni e recuperare ogni spazio possibile, cosi che ogni casa sia armonica con gli spazi da vivere insieme: la priorità non è costruire case, ma cittadini che assieme concorrano a fare di Firenze una città in cui il vicino è qualcuno con cui migliorare la nostra realtà quotidiana. 

Gli investimenti degli ultimi anni sulle grandi infrastrutture come la tramvia e la TAV stanno dentro questo ambizioso pensiero: liberare spazio e facilitare allo stesso tempo il movimento all’interno della cintura metropolitana è uno dei tasselli del puzzle che concorre a fare di Firenze una città moderna, sostenibile, bella e nella quale aver voglia di vivere. 

Adesso gli sforzi in termini di reperimento di risorse dovranno essere rivolti a mitigare la crisi abitativa, soprattutto per la fascia “grigia”; il recupero dei contenitori vuoti (ancora tantissimi in città), la necessità di ingaggiare gli altri enti pubblici che posseggono patrimonio e il confronto coi privati che in città investiranno, dovranno vederci protagonisti e coraggiosi per “forzare” tutto quando sia possibile affinché nascano luoghi in cui trovino spazio le necessità per i giovani, gli anziani, le famiglie, i lavoratori, i turisti: la “mixitè” non deve essere evocata solo come termine per sentirsi in linea coi tempi, ma perseguita come unica risposta valida per avere una società in cui nessuno si senta penalizzato o escluso e tutti abbiano la possibilità di concorrere al benessere comune. 

Per arrivare a tutto questo è necessaria un dose importante di coraggio anche rispetto al consenso che certamente alcune scelte potrebbero minare. La politica, però, questo richiede: immaginare cosa possa rendere migliore la nostra città e la vita dei fiorentini e mettere in campo tutte le azioni attraverso le quali questi pensieri diventino realtà.

Questa dose di coraggio è richiesta in massimo grado a chi ha l’onore e l’onere di governare, ma in qualche dose è qualcosa che ciascuno deve mettere in atto per avere una Firenze ancora più bella e che attragga non solo per le sue poderose bellezze artistiche e architettoniche ma anche per la sua modernità, per la sua capacità di sapere leggere i tempi della sostenibilità ambientale, per la volontà di creare condizioni favorevoli al mondo del lavoro e delle imprese, per la capacità di accogliere i turisti senza che i fiorentini si sentano esclusi.

Per fare tutto questo, inoltre, sarà fondamentale che Firenze si metta alla guida di tutti i comuni vicini e non solo della città metropolitana: pensare allo sviluppo infrastrutturale, abitativo, delle imprese e dello spazio condiviso e farlo a livello metropolitano oggi come oggi è la priorità, perché solo una città grande potrà essere grande anche nella competizione con le capitali europee.

Tutto questo è ancora possibile e ancora tutto da scrivere: il più grande errore che adesso rischiamo di fare è quello di pensare che solo conservando, e non cambiando, questa città resterà grande. Ma solo le città che cambiano sono vive. La storia di Firenze ce lo dice e ce lo mostra ogni giorno. A noi la scelta se provare ad essere all’altezza di quello che Firenze ha rappresentato nei secoli o essere bloccati in quell’aureo passato. “Chi vorrà riformare il mondo cominci da stesso”; noi siamo pronti.

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