Alex Zanardi: l’addio nello stesso giorno di Senna. Come Maradona e Best. Le strade del destino che s’intrecciano

Nel destino dei campioni immensi, le date s’intrecciano. Alex Zanardi è morto il primo maggio 2026: lo stesso giorno in cui il tragico incidente di Imola si portò via Ayrton Senna. Era il primo maggio 1994. Ricordo la voce strozzata del collega Riccardo Rossi Ferrini, uomo dei gran premi di Formula 1 de “La Nazione”. Chiamò per dare la notizia anche se era giorno di riposo, in cui non si faceva il giornale. Ero in Versilia: mi richiamarono perché l’editore Riffeser decise che dovevamo uscire. Parlai con Riccardo: eravamo cresciuti giornalisticamente insieme. Doveva e voleva scrivere. Come componente del Comitato di redazione dissi che andava bene, non c’erano ostacoli a lavorare.

Dopo 32 anni, anche un altro grandissimo, se n’è andato il primo maggio. Ma non è il primo e unico intreccio. Anche Diego Armando Maradona e George Best morirono nello stesso giorno: il 25 novembre. Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione e quando si tratta di miti spesso quei percorsi si intrecciano collimando in un’unica data che finisce per diventare simbolica di un lutto.
Se nel calcio c’è il 25 novembre come ricorrenza amara che accomuna due dei più grandi talenti ribelli della storia del calcio, nella storia recente della Formula1, ora, c’è l’1 maggio. Quel giorno del 1994, l’ho detto, perse la vita nel tragico incidente di Imola Ayrton Senna, il campione brasiliano che Alex Zanardi, bambino impavido diventato eroe di coraggio e resilienza, amava per il suo talento innato e quella umanità riservata, intelligenza e orgoglio mai domo fatto di limiti da superare.

Alex, dopo sei anni di silenzi, lo ha raggiunto 32 anni dopo, nello stesso giorno e a non troppi chilometri da quel tracciato di sangue. Giocare sull’immortalità del ricordo e delle gesta è da sempre un tema esplorato per celebrare le figure eroiche.
Maradona e Best sono legati da un identico destino plasmato e costruito attraverso una genialità che si legava ad una vita sempre sopra le righe, fatta di esagerazioni e uscite fuori campo. E Senna e Zanardi, allo stesso modo, sono intrecciati non solo per gli incidenti che hanno spento i loro sogni più belli, ma per quel modo di vivere, entrambi capaci di unire un talento agonistico feroce a una profonda sensibilità verso il prossimo e una forte spiritualità.

Aver insegnato che i limiti li decide chi vive al massimo delle proprie possibilità, senza paure e rimpianti è il messaggio che Ayrton e Alex lasciato al mondo. Nel calendario sportivo italiano si ricordano anche date ‘vicine’ o specifiche come quelle di due icone del calcio italiano e simboli di lealtà come Gaetano Scirea (morto il 3 settembre 1989 in un incidente stradale) e Giacinto Facchetti (morto il 4 settembre 2006 per malattia). Un altro modo per dire “gli eroi si ricordano, i miti non muoiono mai”, un concetto che sottolinea come la narrazione superi la mortalità fisica.
Forse quei giorni che accomunano i grandi campioni dello sport e queste deadline della vita che li mette insieme, si potrebbero definire morte della genialità e della positività. Come si fa con i quadri e con le persone che hanno fatto la storia e che i comuni mortali credevano immortali.
