
Firenze, studentato senz’acqua: protesta degli universitari davanti al Consiglio regionale. “Situazione insostenibile”

FIRENZE – Stamattina, 25 maggio 2026, una delegazione di universitarisdella residenza Calamandrei di Firenze, di proprietà dell’Azienda regionale per il Diritto allo studio, ha manifestato davanti alla sede del Consiglio regionale per denunciare la situazione in cui versa la struttura, da oltre una settimana senz’acqua e, più in generale, i tagli al diritto allo studio.
“Dsu: Dovremmo studiare umanamente. – muffa + acqua”. Questa la scritta su uno degli
striscioni esposti. “Questa – spiega Paolo Monteverde, coordinatore Udu Firenze – è un’esemplificazione di com’è la situazione del diritto allo studio in Toscana, dopo anni e anni di sottofinanziamento. La residenza Calamandrei è da tempo che non riceve delle ristrutturazioni adeguate e ormai versa in una situazione insostenibile. Ora siamo arrivati al colmo con la mancanza dell’acqua. Siamo qua come comunità studentesca per denunciare questo, per chiedere che ci sia un reale interesse della politica generale per quanto riguarda il diritto allo studio”. Anche perché aggiunge, “non stiamo chiedendo dei privilegi o nulla di così assurdo, ma semplicemente che un diritto costituzionale venga garantito”.
Circa 270 degli studenti che alloggiano nella residenza di viale Morgagni hanno deciso di accettare il trasferimento temporaneo in altre strutture, oltre un centinaio quelli che invece si trovano ancora lì. “Io ho scelto di rimanere – dice Tommaso Brzek che vive al settimo piano della Calamandrei -. Da
rappresentante degli studenti devo esserci anche per gli altri all’interno della residenza, quindi rifiuto categoricamente di spostarmi. In questi giorni – racconta – l’Asl non è intervenuta, è stato chiamato il tecnico ed è stato detto che ci vorranno su per giù 20 giorni per riparare l’impianto. Ma l’hanno detto ai media. Noi, studenti e rappresentanti, ufficialmente sappiamo molto poco. Abbiamo il presentimento che si siano mossi quando hanno sentito la pressione dei giornali”.
