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Prato, picchiata e sfregiata: Cassazione conferma condanna per l’ex fidanzato e i complici

Martina Mucci dopo l’aggressione (foto di archivio)

PRATO – La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese confermando le condanne inflitte ai tre imputati per la brutale aggressione nei confronti di Martina Mucci, cameriera pratese di 32 anni, avvenuta la notte fra il 20 e 21 febbraio 2021 mentre rincasava dal lavoro. Si aprono dunque le porte del carcere per l’ex compagno Emiliano Laurini, quarantenne di Scandicci (Firenze), ex bodybuilder e buttafuori, Kevin Mingoia, 21 anni sempre di Scandicci, e Mattia Schininà, 23 anni.

Condanna a 9 anni confermata per Laurini, individuato come il mandante del pestaggio; Mingoia, è stato
ritenuto, insieme a Gianluca Roselli, l’esecutore materiale dell’aggressione (sei anni e 8 mesi di condanna); Schininà è stato indicato come l’intermediario fra il mandante e gli esecutori (4 anni). Roselli ha seguito un percorso differente: in quanto minorenne all’epoca del fatto per lui l’iter giudiziario si è chiuso con la messa alla prova.

I tre imputati dovevano rispondere del reato di sfregio permanente al viso che comporta pene molto severe. Laurini aveva a suo carico anche i maltrattamenti in famiglia (riferiti agli ultimi mesi in cui stava
insieme alla Mucci) e Mingoia la rapina per aver preso la borsa della vittima la notte del pestaggio. Laurini si trova ai domiciliari dall’aprile 2021 quando fu arrestato dalla polizia. Nel ricorso, la difesa dell’ex buttafuori aveva chiesto di non riconoscere il reato di sfregio permanente ritenendo i segni riportati dalla vittima ”minimi” e che venissero concesse le attenuanti. In realtà si trattò di un episodio molto violento per il quale Martina Mucci riportò serie conseguenze.

Secondo quanto ricostruito dalle carte dell’inchiesta, Martina Mucci e Laurini avevano avuto una relazione turbolenta nei mesi precedenti al pestaggio. Lavoravano insieme in un pub di Prato: lei cameriera, lui
buttafuori. Laurini pianificò l’aggressione contro l’ex. Contattò Mingoia e Roselli, tramite Schininà, e gli ordinò di ”darle una lezione”, di picchiarla in cambio di 400 euro ciascuno. Mingoia e Roselli si recarono sotto casa della donna alla Pietà, zona piuttosto centrale della città. Intorno alle 2 di notte, Martina rincasò e mentre apriva il portone fu spinta nell’androne e pestata a sangue. Gli aggressori si accanirono con particolare ferocia sul volto e sui denti come se sapessero che la donna teneva molto a quella parte del suo corpo. La vittima riportò la rottura dei denti, un occhio gonfio e una ferita profonda sulla faccia la cui cicatrice fu definita dal giudice di primo grado ”un segno ”che crea sgradevolezza in chi la guarda, in mezzo al volto, fra il sorriso, gli occhi e il naso”.

Si chiude un ”incubo” per la vittima che, da allora, non si è mai ripresa. Appena due giorni fa Laurini è stato condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi anche per il pestaggio della fidanzata con cui aveva intrapreso una relazione dopo essersi lasciato con Martina.


Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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