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Maggio Musicale: debutta «Giulio Cesare in Egitto» di Händel

Uno scatto dall’antegenerale di Giulio Cesare in Egitto (foto MMF)

FIRENZE – Debutta domenica 14 giugno alle 17 nella Sala Grande del Teatro del Maggio Giulio Cesare in Egitto, una delle più celebri opere di Georg Friedrich Händel, mai rappresentata a Firenze; è l’ultima opera in cartellone per l’88esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Nel ruolo del titolo c’è il controtenore Raffaele Pe; il soprano Mariangela Sicilia è Cleopatra, Fleur Barron è Cornelia, Nicolò Balducci interpreta suo figlio Sesto Pompeo, Filippo Mineccia è Tolomeo, infido fratello di Cleopatra e Valerio Morelli è Achilla. Completano il cast Davide Sodini nella parte di Curio e Janetka Hoşco in quella di Nireno. 

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio uno specialista del barocco come Gianluca Capuano, che Händel al Maggio ha già diretto nel 2022 l’Alcina; regia Davide Livermore; scene Giò Forma, costumi Mariana Fracasso, luci Antonio Castro, video D-Wok: è una ripresa, con ovvio adattamento a un palco e a un teatro molto più grandi, dell’allestimento creato a Montecarlo per Cecilia Bartoli due anni fa, molto apprezzato.

Capolavoro del repertorio barocco, il Giulio Cesare in Egitto debuttò al King’s Theatre di Londra il 20 febbraio 1724. Al tempo Händel era il compositore più stimato Inghilterra, direttore della Royal Academy of Music che, dal 1719, promuoveva con successo l’opera italiana a Londra. Giulio Cesare, dramma musicale in tre atti su libretto di Nicola Francesco Haym, ebbe accoglienza trionfale e riempì il teatro per tredici repliche.

L’opera si basa sull’episodio storico della campagna in Egitto ingaggiata da Cesare per inseguire il nemico Pompeo dopo la battaglia di Farsalo. In Egitto Cesare incontrerà il re Tolomeo, scaltro e incline al tradimento, e la conturbante Cleopatra, che cercherà di sedurlo a proprio vantaggio salvo poi innamorarsi di lui. L’opera rappresentava un campionario perfetto di meraviglie barocche: un cast vocale di prim’ordine, che annoverava nel ruolo del protagonista il famoso castrato Senesino e in quello di Cleopatra il soprano Francesca Cuzzoni, una messinscena fastosa e spettacolare, una musica raffinata e di pregevole fattura. Nella continua scansione di recitativi e arie, tipica dell’opera settecentesca, Giulio Cesare racchiude alcune tra le pagine più apprezzate del compositore come il recitativo accompagnato Alma del gran Pompeo, intonato dal protagonista davanti all’urna del nemico Pompeo assassinato.

Parlando del cuore musicale e narrativo dell’opera, il maestro Gianluca Capuano ha evidenziato come gli affetti siano cruciali all’interno di quest’opera e trovino una precisa espressione nella musica: “Fin dall’inizio l’impatto della musica è straordinariamente potente, quasi uno schiaffo al pubblico. L’opera si apre con un impeto travolgente: all’ouverture segue un grande coro celebrativo che esalta il trionfo di Cesare, ma l’atmosfera cambia immediatamente con la comparsa della testa dell’assassinato Pompeo, trasformando l’esaltazione in desiderio di vendetta e furia. Questa brutalità riaffiora più volte nel corso dell’opera, per esempio quando Cesare riceve una minaccia di morte. La musica lo costringe simbolicamente alla fuga: restare significherebbe andare incontro alla morte. Anche la scelta delle tonalità contribuisce a definire i personaggi. L’aria d’ingresso di Cesare è in re maggiore, tonalità eroica e luminosa che, secondo la teoria degli affetti, rappresenta la vittoria, la forza e la fiducia in sé stessi. Cornelia, al contrario, è tratteggiata da Händel con accenti profondamente malinconici. Dico sempre che Händel è stato lo Shakespeare della musica. La sua musica possiede la stessa forza narrativa e drammatica dei testi del grande poeta inglese; inoltre, la profondità psicologica con cui costruisce i suoi personaggi non ha nulla da invidiare all’arte letteraria del Bardo. Attraverso la musica, Händel riesce a rendere i conflitti interiori, le passioni e le contraddizioni dei suoi protagonisti con una straordinaria intensità teatrale”.

Nella visione di Davide Livermore, l’azione viene trasportata agli anni Venti del XX secolo e s’ispira dichiaratamente all’immaginario dei grandi romanzi d’avventura e mistero ambientati in Egitto; al centro un lussuoso piroscafo – significativamente battezzato “Tolomeo” – che solca il Nilo; l’opera barocca dialoga con il linguaggio del cinema e del teatro contemporaneo; spiega il regista: “Il mito diventa una macchina perfetta di apparizioni, equivoci, seduzioni, colpi di scena e fragilità umanissime. I personaggi sono complessi, sfaccettati e pieni di contraddizioni. Il Cesare di Händel possiede molte sfumature. È sovrano, condottiero, tiranno, amante, amico. Cleopatra non è da meno: seduce, calcola, inventa, manipola, ma sa anche esporsi e rischiare. Entrambi conoscono perfettamente l’arte della rappresentazione del potere. Nella mia regia tutto questo si sviluppa come un thriller degli anni Venti sulle rive del Nilo. C’è il sole, c’è l’acqua, c’è il lusso, ci sono gli abiti chiari, le terrazze, le ombre lunghe, i sorrisi troppo cortesi.

Ma sotto questa superficie brillante scorre il sangue. L’immaginario è vicino a quello di Assassinio sul Nilo di Agatha Christie: un microcosmo raffinato, apparentemente civilissimo, in cui tutti osservano tutti, tutti mentono un poco e quasi nessuno è innocente. La domanda centrale diventa: chi ha ucciso Pompeo? O meglio: chi voleva davvero la sua morte? Come in un romanzo di Agatha Christie, molte mani avrebbero potuto contribuire al delitto. La responsabilità non appartiene mai a una sola persona.

È distribuita, elegante, diplomatica, quasi mondana. E nel cammino verso la verità un altro personaggio, Achilla, muore realmente in scena, come se la morte iniziale ne generasse inevitabilmente un’altra. La storia d’amore tra Cleopatra e Cesare avvolge questa vicenda interna come una grande campana di vetro. Il loro fragile equilibrio diventa il punto di riferimento di tutti gli altri personaggi. Il conflitto tra Roma ed Egitto si riflette nella loro relazione: due mondi che si attraggono, si studiano, si seducono, si combattono”.

Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo nel Foyer della Sala Grande, tenute il 14 e 25 giugno da Maddalena Bonechi e il 19 e 21 giugno da Marco Cosci.

Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino Maestro concertatore e direttore Gianluca Capuano Maestro del coro Lorenzo Fratini.

Giulio Cesare Raffaele Pe – Cornelia Fleur Barron – Sesto Pompeo Nicolò Balducci – Cleopatra Mariangela Sicilia – Tolomeo Filippo Mineccia – Achilla Valerio Morelli – Curio Davide Sodini – Nireno Janetka Hoşco – Figuranti speciali Ilaria Brandaglia, Marko Bukaqeja, Robert Ediogu Abotsie, Stefano Mascalchi, Francesco Pacelli, Carlo Pucci, Maya Quattrini, Simone Ticci

Regia Davide Livermore Scene Giò Forma  Costumi Mariana Fracasso  Luci Antonio Castro  Video D-Wok 

Solo quattro recite complessive in cartellone: domenica 14 giugno alle 17; venerdì 19 giugno alle 19; domenica 21 giugno alle 15.30 e giovedì 25 giugno alle 19.

Prezzi: Visibilità limitata: 15€ Galleria: 35€ Palchi: 45€ (galleria e palchi al momento non disponibili) Platea 5: 45€ Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ Platea 1: 130€ alla prima e 110 alle repliche; biglietti in vendita anche direttamente sul sito del Maggio

Prima parte: 1 ora e 15 minuti | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 1 ora e 40 minuti

Durata complessiva: 3 ore e 25 minuti circa

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