Calcio Storico 2026: Azzurri in finale con i Rossi. Battuti i Bianchi 18 e mezza a 4. Ma il regolamento va rivisto

FIRENZE – Azzurri di slancio in finale: affronteranno i Rossi il 24 giugno 2026, festa di San Giovanni. La squadra di Santa Croce ha battuto nettamente quella bianca di San Frediano per 18 cacce e mezza a 4. Meritato il successo azzurro: formazione compatta, esperta, con la “mente” Emanuele Ceccherelli, il figlio del mitico Zena e con una “lancia” sempre di famiglia, ossia Davide Ceccherelli, detto Dadde, nipote del già citato Zena.
I Bianchi hanno cominciato molto bene la partita andando in vantaggio fino a 3 cacce a 1. Spinti da Toni, Piccini e Torzuoli. Al 12′ Azzurri sotto e Bianchi pronti ad arrotondare il punteggio sotto la sapiente guida di un allenatore mito del sabbione, ossia Dimitri Rocchi. Poi però sono fioccate le prime espulsioni, accompagnate da infortuni, con barelle in campo. Gli Azzurri hanno ridotto lo svantaggio con De Castro per poi arrivare al pareggio un minuto dopo con David Ceccherelli. Bianchi però di nuovo in vantaggio al 18′ con Fusi. Qui la partita è cambiata. Espulsioni e infortuni si sono fatti sentire, oltre alla capacità di reazione degli Azzurri, abituati a rimonte importanti, come in questa occasione. Da lì in poi Azzurri in cattedra fino all’ultimo minuto. Ma qual è l’aspetto da rimarcare? Il regolamento che impone, ormai da anni, lo scontro testa a testa. Significa che la squadra che si trova in superiorità numerica, anche per pochi minuti, riesce a prevalere. Azzurri in finale con merito, ribadisco, ma bisogna tornare all’antico. Il calcio storico non è altro che la rievocazione della partita giocata da Firenze assediata il 17 febbraio 1530: se si stravolge il ricordo riportato dagli antichi testi del Vasari, si fa qualcosa di diverso. La voglia, negli ultimi 20 anni, di trasformare il calcio storico in una specie di partita di rugby ha cambiato la situazione. Per questo si assiste a punteggi assurdi, come il 22 a 2 fra Rossi e Verdi di ieri. Una volta c’era chi andava in finale vincendo per una caccia, o anche addirittura per mezza.

Comune di Firenze e Comitato del Calcio dovrebbero riflettere seriamente perchè con le regole attuali si mortificano sia il gioco che i calcianti. Oggi, comunque, la partita è stata migliore rispetto a ieri. Ha funzionato anche il microfono, capace, ieri, di emettere gracidii durante il saluto alla voce e alla “grida” dell’araldo della Signoria. Applausi per le leggiadre Madonne, la cantautrice Elena D’Elia, e la campionessa paralimpica della Rari Nantes Florentia Laura Perego. Ma c’è stata addirittura l’ovazione e l’inno della vittoria suonato per Martina Righi, fiorentina, campionessa europea dei superpiuma. Ora appuntamento al 24 giugno con l’auspicio che Palazzo Vecchio riprenda in mano, almeno per l’anno prossimo, un regolamento assurdo e, soprattutto, anti storico.
