Calcio storico: mercoledì 17 giugno in Santa Croce le Vecchie glorie. Senza le “regole” che hanno snaturato il gioco

Le vecchie Glorie del Calcio Storico tornano nel sabbione di piazza Santa Croce per una giornata all’insegna della tradizione e della solidarietà, mercoledì 17 giugno, alle 17. I veterani , prima e a prescindere dalla finale Rossi-Azzurri del 24 giugno, festa di del patrono, San Giovanni Battista, scenderanno in campo per la tradizionale partita benefica organizzata dall’Associazione “50 minuti”, fondata dal compianto Uberto Bini. Il ricavato sarà destinato alla Fondazione Zia Caterina, ossia la tassista Caterina Bellandi, quella che portava, e ancora fa portare gratis bambini e famiglie al Meyer.
I vecchi calcianti, dopo le brutte semifinali del torneo ufficiale, giocheranno un Calcio, tradizionale, capace di ricalcare fedelmente quello, raccontato dal Varchi e dal Vasari, giocato durante l’assedio di Carlo V, il 17 febbraio 1530. Senza i condizionamenti di regole, tipo il “testa a testa”, che hanno snaturato il gioco, fino alle oltre 40 cacce fotocopia delle ultime semifinali. Che stanno producendo polemiche a raffica.
Il Calcio storico deve essere rivisto, soprattutto per renderlo aderente alla rievocazione che vuole rappresentare. Inciso: è sparita ogni parvenza del gioco militare di un’epoca in cui la disciplina formale superava quella della fanteria russa o dei cadetti di Annapolis, un’epoca in cui per sparare con i moschetti, i fanti obbedivano a quaranta comandi cadenzati per far fòco tutti insieme.
Non ci si vuole ricordare che i calcianti del 1530 erano soldati che, per breve tempo, avevano lasciato il posto di guardia, dove fronteggiavano l’armata di Carlo V, e perciò armati d’uno stiletto lungo una cinquantina di centimetri, fissato alla vita da una cigna di cuoio. Direte: dategli anche lo stiletto e vedremo duelli all’ultimo sangue. Ovviamente no. Ma il problema è storico e culturale. Si è perduta, non da ora naturalmente, ogni prestanza soldatesca. Disarmati e vestiti come quelli dello stadio, poco sensibili agli ordini del Maestro di Campo e spesso anche degli arbitri, i calcianti hanno finito per incrementare con violenza un gioco diverso, una caricatura fra calcio, rugby e arti marziali. Non si riconoscono le regole del Calcio, rispettoso e signorile, del Cinquecento. Ma nemmeno quelle dei nostri anni Ottanta e Novanta dove, è vero, si assisteva spesso a ad ammucchiate di gente che si picchiava, ma non con l’obiettivo “tattico” di ora.
Soprattutto nelle ultime partite, nel tentativo di limitare la violenza, si è ottenuto l’effetto contrario: nel testa a testa, dove ogni calciante può avvinghiarsi all’avversario nel tentativo di annullarsi a vicenda, può valere l’idea di picchiare duro per decimare l’altra squadra. Anche attraverso le espulsioni. Chi resta in piedi, non marcato da nessuno, fa cacce a ripetizione. In fotocopia. Così non funziona. Non può più funzionare. Nè per il gioco, nè per l’incolumità stessa dei calcianti. Ci si deve rendere conto, soprattutto in nome di Firenze e della sua straordinaria storia, che il Calcio deve essere, ogni volta, la rievocazione di un avvenimento di quattro secoli fa. Altrimenti rischia di diventare qualcosa di diverso: o una pagliacciata.
Non a caso, nella partita di domani, mercoledì 17 febbraio 2026, i veterani si mescoleranno per formare due squadre equilibrate, unite dall’obiettivo di offrire uno spettacolo all’insegna dell’amicizia e della solidarietà. Sono calcianti che continuano a calarsi sulla sabbia (non più quella dell’Arno, ma importata perché si dice costi meno, pazienza se rischia di produrre qualche escoriazioni in più, ndr) per passione e per spirito fiorentino.
L’ingresso sarà a offerta libera e il ricavato devoluto alla Fondazione Zia Caterina. Con un pensiero a Uberto Bini, capace come ogni vero fiorentino, di lasciare un segno, una testimonianza di qualcosa che merita di essere tramandato. Nel rispetto di una tradizione unica.
