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Arezzo, passaporti facili: indagati sindaco di Anghiari e 5 dipendenti del comune

ANGHIARI (AREZZO) – Inchiesta della Procura di Arezzo su n presunto sistema finalizzato all’ottenimento illecito della cittadinanza italiana “iure sanguinis” e del conseguente passaporto. Notificati oggi, 25 giugno 2026, gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sette persone.

Tra gli indagati figurano il sindaco di Anghiari (Arezzo) e presidente della Provincia di Arezzo, Alessandro Polcri, cinque dipendenti comunali e un cittadino argentino ritenuto il promotore dell’organizzazione. L’ipotesi di reato contestata, a vario titolo, è quella di concorso in falso ideologico e materiale in atto pubblico. L’indagine, condotta dagli investigatori della squadra mobile di Arezzo, coordinati dalla procura aretina, è partita nel 2022 da una segnalazione del commissariato di polizia di Sansepolcro (Arezzo), che aveva rilevato un afflusso anomalo di cittadini sudamericani, in particolare argentini, intenzionati a ottenere il passaporto italiano dopo il riconoscimento della cittadinanza. Da quel primo allarme sono scattati approfondimenti che, anche attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, avrebbero fatto emergere un meccanismo strutturato basato su false attestazioni di residenza e su una rete di contatti tra intermediari, privati e pubblici ufficiali.

Nel mirino degli investigatori sono finite oltre 200 cittadinanze rilasciate dal Comune di Anghiari fino al 2025, con particolare attenzione a 23 pratiche ritenute sospette. Al centro del presunto sistema ci sarebbe un cittadino argentino che, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’arrivo in Italia di numerosi connazionali interessati a ottenere la cittadinanza. L’uomo, attivo anche sui social network per promuovere i propri servizi, avrebbe organizzato la permanenza temporanea dei richiedenti sul territorio aretino, fornendo loro alloggi di breve durata tramite contratti di affitto predisposti ad hoc e ottenendo così una residenza anagrafica solo fittizia. Gli investigatori ipotizzano che la residenza venisse attestata formalmente, anche grazie al ruolo di alcuni soggetti pubblici, consentendo la chiusura rapida delle istruttorie amministrative e il successivo riconoscimento della cittadinanza da parte del Comune. In alcuni casi, secondo gli inquirenti, gli stessi cittadini sudamericani avrebbero versato ingenti somme di denaro all’organizzatore argentino in cambio della gestione completa della procedura.

Sarebbe così stata aggirata la normale procedura consolare, notoriamente più lunga e complessa, consentendo ai richiedenti di ottenere in tempi brevi la cittadinanza italiana e il passaporto, pur senza una reale intenzione di trasferire stabilmente la propria residenza in Italia. Molti di loro, infatti, avrebbero lasciato il Paese subito dopo il completamento delle pratiche, con viaggi di rientro già prenotati.


Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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