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Strage di Viareggio, Cassazione: condanne definitive per i 10 imputati. Andrà in carcere Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie

L’incendio divampato nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2009 nella stazione di Viareggio (Foto d’archivio)

ROMA – La Cassazione ha deciso: è definitiva la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, che ora dovrà scontare la pena in carcere. Per Moretti si apriranno adesso le porte del carcere, ha spiegato l’avvocato Ambra Giovane.

La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Moretti per il reato di disastro ferroviario colposo nell’ambito del processo sulla Strage di Viareggio, la tragedia del 29 giugno 2009 costata la vita a 32 persone e che provocò oltre 130 feriti. La decisione della IV sezione penale della Suprema Corte chiude una lunga vicenda giudiziaria durata quasi diciassette anni.

I giudici hanno inoltre confermato le condanne per altri dieci imputati, riconoscendone la responsabilità penale e lasciando invariato il verdetto d’appello. Tra questi figura Michele Mario Elia, già amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Soddisfazione per la conferma delle condanne è stata espressa dai familiari delle vittime.

FAMILIARI VITTIME – ”Sarà un anniversario diverso, totalmente diverso, anche perché è chiaro che adesso è posta la parola fine. Sono state accertate le responsabilità e sono stati condannati i
responsabili”.

Così Marco Piagentini, uno dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio, dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne per gli imputati.

Che aggiunge: ”Siamo orgogliosi di aver fatto un percorso di presenza come parti civili, di aver messo a disposizione i nostri avvocati, i periti per potere far emergere la verità. Un lavoro enorme fatto anche della procura di Lucca – ha aggiunto – e vorrei ricordare il procuratore Cicala che purtroppo non c’è più tra noi e la giornalista Donatella Francesconi, che se se n’è andata qualche mese fa, memoria storica del processo”.



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