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Legge elettorale: governo battuto sulle preferenze. Per un voto. Opposizioni: “Meloni al Colle”. Lei: “Riflettiamo e andiamo avanti”

Il voto alla Camera (Foto Montecitorio)

ROMA – I franchi tiratori hanno mandato la maggioranza sotto alla Camera sulla legge elettorale. L’Aula ha respinto, con voto segreto, l’emendamento a prima firma Galeazzo Bignami (Fdi),
che prevedeva l’introduzione di listini con capilista bloccati e gli altri candidati
eletti attraverso le preferenze. I voti favorevoli sono stati 187, quelli contrari
188: un solo voto ha fatto la differenza, ma il novero dei franchi tiratori
all’interno del centrodestra dovrebbe aggirarsi sulla quarantina.

L’emendamento, presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, a voce aveva poi incassato il
sostegno delle altre forze di maggioranza, compresi i deputati di Futuro Nazionale,
che avevano però espresso perplessità sul testo. Nel segreto dell’urna, però, sono
arrivati i franchi tiratori all’interno della coalizione di governo, facendo mancare
il numero necessario all’approvazione.

Subito dopo il voto è arrivata la reazione polemica di Edoardo Ziello, deputato di Futuro Nazionale, che si è rivolto ai colleghi di Fratelli d’Italia: “I vostri alleati di Lega e Forza Italia vi hanno
tradito”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, intervenendo in Aula
dopo la bocciatura dell’emendamento, ha rivendicato la posizione del partito: “Come
Fratelli d’Italia abbiamo assunto un impegno dinanzi agli italiani, quello di
consentire loro di scegliere chi votare. Altri non hanno presentato neanche un
emendamento per farlo, basta prendere in giro gli italiani”.

Poi l’attacco alle opposizioni: “La differenza è che noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete
qualcos’altro: ci assumiamo la responsabilità di quello che diciamo e che facciamo,
voi avete la solita vigliaccheria di non dire che cosa votate e ci venite a fare le
lezioni”. Durissima la reazione delle opposizioni, che ovviamente leggono il voto
come un segnale politico molto forte. “Ci sono momenti in cui quando si ha un alto
incarico bisogna anche prendersi le proprie responsabilità”, ha detto il leader del
Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

“Dopo quattro anni senza riforme, il governo si presenta alla Camera per cambiare le regole elettorali con un accrocchio, nell’ambito del quale c’è stato il tentativo proditorio della premier Meloni di voler prendere in giro gli italiani con un finto emendamento sulle preferenze”. Per Conte, “ci avete
messo la faccia, sfiduciando la vostra presidente del Consiglio. Ora vi rimane
un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.

Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di “voto contro l’arroganza”. “C’è un Paese con una crescita zero, con i salari tra i più bassi d’Europa, il costo dell’energia più caro d’Europa, liste d’attesa infinite nella sanità e tasse che avete portato a livelli record. Eppure la priorità di Giorgia
Meloni era la legge elettorale”, ha affermato.

“Alcuni deputati della loro stessa maggioranza hanno evidentemente deciso di dire no”. Secondo Schlein, “è un voto contro l’arroganza di una presidente del Consiglio che, per difendere il proprio
potere, era pronta a schiacciare quello delle altre forze politiche”. “Prendano atto
di aver fallito – ha concluso – è arrivato il momento di tornare a casa e restituire
all’Italia un governo all’altezza delle sfide che il Paese ha di fronte”.

Dura anche la posizione di Riccardo Magi, leader di Più Europa: “Il governo non si era neanche
rimesso al volere del Parlamento su questo emendamento, e oggi non ha più i numeri:
Meloni ora vada al Colle”. Ma, almeno per il momento, la premier non sembra avere
questo intento e scrive su Facebook: “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la
palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più
di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che
ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto
segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato
compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su
questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto.
Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci”.

Dopo la bocciatura dell’emendamento, la Camera ha respinto anche la richiesta delle opposizioni di
sospendere i lavori sulla legge elettorale, con 84 voti di differenza. La seduta è stata poi sospesa fino alle 21, come previsto dalla pausa tecnica già programmata. Successivamente, la conferenza dei capigruppo ha stabilito che i lavori in Aula sulla legge elettorale procedano fino alle 24.


Sandro Bennucci

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