Conte (M5S) visto dai riformisti del Pd: “E’ il Vannacci del Campo Largo”. Col “no armi a Kiev” e la frenata sulla Tav. Schlein spiazzata

ROMA – Il ritorno di Beppe Grillo che lo attacca e agita lo “spauracchio” Di Battista e la voglia, mai nascosta di tornare a Palazzo Chigi. Per questo, sussurrano nel Pd, Giuseppe Conte è uscito allo scoperto: con colpi secchi che saranno un duro campo di battaglia in vista delle primarie. E anche fin là il clima si annuncia da derby. Si torna sempre all’Ucraina, alle divisioni nel campo largo.
Il lavoro di costruzione dell’alleanza non ha accorciato le distanze, né ammorbidito i toni. Almeno quelli del presidente del M5s Giuseppe Conte. Che, intervistato alla manifestazione PiazzAsiago, non ha cercato di eludere: “Non votiamo il sostegno militare” a Kiev. E quello era noto. Ma siccome il Pd è favorevole all’invio delle armi, c’era la sensazione che fosse in corso un tentativo di mediazione. E magari c’è davvero, però non sta dando frutti. Nessun compromesso all’orizzonte.
Il nodo della politica estera “lo scioglieremo con le primarie – ha spiegato Conte – Faremo decidere gli italiani”. Insomma, quando a settembre si aprirà il tavolo di programma, difficilmente sulle armi all’Ucraina si troverà un accordo fra M5s, Pd, Avs e magari Iv, i centristi e chissà chi altro.
Questo pensa Conte: la soluzione arriverà con le primarie, che il presidente del M5s dà un po’ per scontate anche se il via libera definitivo ancora non c’è. Questo vuol dire che ogni candidato, quindi lo stesso Conte e anche Schlein, farà campagna sugli aiuti militari a Kiev. Chi a favore, chi contro, chi barcamenandosi.
“Se dovessi essere investito di questa grande responsabilità – ha spiegato Conte – chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l’aggredito. Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale. Putin non vuole il negoziato? Andiamoci asedere, andiamo a vedere”.
L’ala riformista del Pd ha invaso i social: “Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un’agenda filorussa e giocando allo sfascio”, ha scritto il senatore Filippo Sensi.
“Il centrosinistra sa la differenza tra Russia e Ucraina – ha aggiunto la senatrice Pd Simona Malpezzi – e chi si candida a guidarlo può stare solo da una parte”.
E la deputata Lia Quartapelle: “Si prenda atto che c’è chi vuole rompere la coalizione”. Osservando da fuori, il segretario di Azione Carlo Calenda ha avuto gioco facile: “Se il Pd esistesse ancora politicamente, dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo”.
L’uscita sull’Ucraina ha fatto passare in secondo piano un’altra posizione del M5s che qualche alleato avrà difficoltà a digerire: “La tav non è un totem – ha detto Conte – Ci vogliamo chiedere se serve o no?”.
L’intervista a Conte è piombata sulle trattative nel campo largo per presentare una risoluzione unitaria mercoledì, quando in Parlamento ci saranno le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla clausola nazionale di salvaguardia per investimenti in energia e difesa. Sugli strumenti per tagliare bollette e carburanti Pd, M5s e Avs hanno posizioni analoghe.
E anche sul riarmo (nulla a che fare col sostegno militare a Kiev) condividono il “no” a quello dei singoli Stati e il “sì” a una difesa comune europea.
L’armonia inciampa sull’opportunità di ricorrere al Safe, il prestito Ue dedicato al capitolo di spesa della Difesa: M5s e Avs sono contrari, nel Pd ci sono sensibilità diverse. Prima dell’intervista a Conte, la sensazione delle parti in causa era di un accordo possibile.
Nel Pd, sponsor del prestito sono i riformisti. Ma anche il responsabile Esteri del partito, Peppe Provenzano, ha aperto. La ricerca di una mediazione potrebbe puntare su diversi aspetti, primo fra tutti sul fatto che il tema Safe sarà marginale. E poi: sull’opportunità di sottolineare che l’accesso al Safe riguarderà gli investimenti già programmati, dunque inevitabili, che così potranno essere pagati a condizioni di favore, meno onerose per lo Stato.
Secondo: sulla possibilità di puntare sul fatto che Safe spinge verso un embrione di difesa comune:
prevede appalti congiunti con almeno un altro Paese Ue e che il 65% degli investimenti sia in Europa. Ma Safe fa parte del piano di riarmo europeo: “Siamo favorevoli alla difesa comune europea – ha spiegato Conte – Ma non è quella che stanno progettando Germania e Polonia, anche col piano europeo di riarmo. Questo è un punto dirimente, che va chiarito prima”. Ovviamente col Campo Largo. Che diventa stretto.
