
Attentato a Ranucci: arrestato Lavitola. E’ accusato di essere stato il mandante

ROMA – E’ scattato l’arresto. L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato portato in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre scorso a Pomezia vicino Roma.
La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura – coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi – in cui si contesta anche il metodo mafioso. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.
AGGIORNAMENTO DELLE 18.30
Nelle 198 pagine di ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto il carcere per l’imprenditore Valter Lavitola, il Gip di Roma scrive che Sigfrido Ranucci “ha condiviso con Lavitola le difficoltà vissute in Rai” e “inoltre, è indubbio che il progetto perseguito da Lavitola fosse strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano”.
Il conduttore però, secondo la giudice, Iole Moricca, non avrebbe mai condiviso il progetto.
“Allo stato non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”.
Lo scrive nell’ordinanza di custodia cautelare la Gip del tribunale di Roma. Che prosegue: “Le risultanze acquisite, inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest’ultimo, dall’altro, in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell’incriminazione dell’amico. D’altra parte, è certo, perché emerso in plurime intercettazioni che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata”.
L’idea della candidatura di Ranucci sarebbe stata “presente senza dubbio nei suoi progetti almeno dal 2024”. Ranucci veniva considerato da Lavitola capace di “sparigliare le carte” e battere gli altri candidati.
La svolta, secondo l’ordinanza, sarebbe arrivata dopo l’attentato. Lavitola avrebbe iniziato a trasformare l’intuizione politica in un progetto concreto, arrivando a commissionare un sondaggio e investendo tempo e denaro. Diversamente dalle sue dichiarazioni, Lavitola avrebbe iniziato a muoversi pochi mesi dopo l’azione.
Dai messaggi emerge che gli sfoghi di Ranucci sulle difficoltà lavorative cessano dopo l’attentato. Contemporaneamente, avrebbe condiviso con l’amico sondaggi e commenti sulla forte popolarità raggiunta. “Dunque, è certo che l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole”, scrive la giudice.
Lavitola, secondo la ricostruzione, sarebbe stato consapevole della “favorevole congiuntura e avrebbe cominciato a tradurre in fatti il proprio progetto dopo aver verificato la crescita della popolarità del giornalista”.
Il Gip conclude poi: “A fronte di tali dati e se si considerano i davvero molteplici elementi di indagine emersi a carico dell’indagato e posto, che nonostante le plurime ipotesi investigative scandagliate nel corso delle indagini, tutti gli elementi acquisiti convergono nell’indicare come il mandante dell’azione delittuosa sia l’odierno indagato Lavitola Valter”. Il materiale ricavato dal telefono rappresenterebbe, secondo la Gip Moricca, una “davvero formidabile spiegazione” della ragione per cui Lavitola, avrebbe deciso di assoldare un gruppo criminale per realizzare quello che inizialmente era apparso come un atto intimidatorio e ritorsivo contro il giornalista d’inchiesta.
L’attentato avrebbe garantito a Ranucci “forte esposizione mediatica”, mettendolo al riparo dalle iniziative dirette a escluderlo da Report e offrendogli “visibilità trasformabile in consenso elettorale”.
È questa, secondo il Gip, “la doppia finalità del progetto”: da un lato porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni che l’amico subiva e che avrebbero potuto fargli perdere la conduzione del programma; dall’altro aumentarne la popolarità per favorire la ‘sua discesa in campo’”. Infine, l’analisi del telefono avrebbe consentito di ricostruire ciò che sarebbe avvenuto subito dopo l’attentato a Campo Ascolano.
