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Ferragosto in Toscana: musei e luoghi della cultura aperti. Tra le mostre “Rothko a Firenze” e “La Minerva di Arezzo”

Refettorio grande Museo di San Marco a Firenze (foto MIC)

FIRENZE – Da Firenze ad Arezzo, dalla Valtiberina all’Elba, fino a Pistoia e Chiusi, sono 19 tra musei e luoghi della cultura della direzione regionale musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura aperti sabato 15 agosto 2026 per trascorrere un Ferragosto alla scoperta del patrimonio culturale toscano.

Tra le proposte, le mostre “Rothko a Firenze“, “La Biblioteca svelata” al Museo di San Marco a Firenze, “La Minerva di Arezzo” al Museo Archeologico nazionale. Sempre ad Arezzo, alla Basilica di San Francesco visite con prenotazione obbligatoria alla Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, capolavoro
assoluto del Rinascimento italiano, nella Cappella Bacci.

A Casa Vasari si entra invece nella dimora progettata, decorata e abitata da Giorgio Vasari, un luogo eccezionale per comprendere il rapporto tra architettura, pittura e collezionismo nel Cinquecento. Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna completa l’offerta aretina con un percorso attraverso la produzione artistica toscana dal
Medioevo all’età moderna e contemporanea.

Ad Anghiari, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Alta Valle del Tevere – Palazzo Taglieschi offre un’esperienza diversa, dedicata alla storia sociale, artistica ed etnografica del territorio. Ospitato in una dimora rinascimentale nata dall’unione di tre case-torre medievali, il palazzo conserva ambienti domestici e di rappresentanza che permettono di leggere la storia della comunità attraverso oggetti, opere d’arte e testimonianze della cultura materiale.

Nell’Area archeologica del Sodo il Ferragosto diventa un’occasione per entrare nel paesaggio della Cortona etrusca. Il complesso del Sodo conserva una delle più importanti testimonianze monumentali
dell’antica Cortona: il Tumulo II, grande sepolcro aristocratico del VI secolo a.C., con il celebre e straordinario altare decorato con rilievi figurati, testimonianza dell’elevato livello artistico raggiunto dalla cultura etrusca. Un luogo dove archeologia, paesaggio e storia si incontrano e che consente di comprendere il ruolo di primo piano rivestito da Cortona nel territorio dell’Etruria settentrionale.

Nel territorio di Castelfranco Piandiscò, l’Abbazia di San Salvatore a Soffena offre la possibilità di visitare un complesso monumentale immerso nel paesaggio del Valdarno superiore, lungo la strada dei
Setteponti. L’abbazia, caratterizzata dal massiccio campanile in pietra e dalla struttura a quadrilatero, sorge su un antico cenobio e conserva importanti testimonianze pittoriche. Particolarmente
significativa è la Annunciazione di Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, fratello di Masaccio, insieme agli affreschi recuperati e restaurati dopo essere stati scoperti sotto gli strati di
imbiancatura.

A Pistoia la proposta della Direzione regionale si articola in un vero e proprio itinerario attraverso tre luoghi di grande interesse storico e artistico: la Fortezza di Santa Barbara, l’ex Chiesa del Tau, e l’Oratorio di San Desiderio. Al Museo nazionale etrusco di Chiusi (Siena), accanto alle collezioni permanenti, fino al 31 agosto è possibile visitare la mostra dedicata agli artisti contemporanei Dituri, Manetti e Nasorri e la mostra “Un giovane di belle speranze… Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo”.

ll Museo Nazionale Etrusco di Chiusi il patrimonio archeologico di Clusium costituisce il fulcro di un percorso che racconta una delle città più importanti dell’Etruria. Accanto alle collezioni permanenti, fino al 31 agosto 2026 è possibile visitare la mostra ”Dituri, Manetti, Nasorri – tre artisti contemporanei al Museo
nazionale etrusco di Chiusi”, che mette in dialogo la ricerca artistica contemporanea con gli spazi e le testimonianze archeologiche del museo e, fino al 31 ottobre 2026, la mostra ”Un giovane di belle speranze… Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo”, dedicata agli anni della formazione del grande archeologo e alla sua relazione con il territorio e con la ricerca sull’antichità.



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