
Tibet: allarme per una nuova piena. I morti salgono a 270. Ma ci sarebbero 1.300 dispersi

LHASA (TIBET) – E’ stato il collasso di un ghiacciaio a provocare la devastante alluvione che ieri ha colpite l’area tra Tibet e Nepal. A certificarlo è l’Usgs, l’Istituto di geologia statunitense, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 “è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle”.
Il numero delle vittime è salito a 270 anche se resta l’incertezza sul numero esatto e dei dispersi. Questi ultimi sarebbero addirittura 1.300. Sono diversi i bilanci forniti dai due Paesi. Tra le centinaia di morti ci sarebbero tanti stranieri.
Tra loro, stando ai dati del sito ‘Dove siamo nel mondo’ dell’Unità di crisi della Farnesina, ci sono 90 italiani. ‘I due che risultano coinvolti sono in buone condizioni’, ha assicurato il ministro Tajani. Gli Stati Uniti stanziano 500 mila dollari di aiuti per la popolazione colpita.
Ora è allarme per un lago di sbarramento naturale formatosi a monte del porto di Gyirong, nella contea di Gyirong, in Tibet, dopo la frana che ha colpito l’area al confine con il Nepal. Le autorità cinesi hanno rafforzato il monitoraggio del bacino per il rischio che lo sbarramento naturale possa cedere o che l’acqua lo superi, provocando una nuova piena nelle aree a valle.
Il ministero cinese delle Risorse idriche ha disposto il rafforzamento del monitoraggio idrologico e delle previsioni nella zona della confluenza tra il fiume Purepu Tsangpo e il fiume Chhochen, dove si è formato il lago di sbarramento.
