Testimoni di Geova: scelta storica, aprono alle trasfusioni

ROMA – Scelta storica dei Testimoni di Geova: il movimento religioso apre alle trasfusioni di sangue. Pur
mettendo dei paletti e consentendo a ciascuno di decidere in “coscienza”, il movimento religioso cambia una delle regole più controverse che aveva portato la questione in diversi tribunali.
D’ora in poi, dunque, i Testimoni di Geova – circa nove milioni di persone diffuse in tutto il mondo – possono donare e ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Non però sangue intero che non sia loro: per questo resta il divieto.
La notizia è stata data con un provvedimento dal titolo “2026 Governing body update #6”, ovvero sesto
aggiornamento dell’anno dal corpo direttivo. In un video in diverse lingue si ribadisce che “la vita e il sangue sono sacri” ma “i progressi in campo hanno fatto sorgere molte domande”.
Quindi “ogni cristiano deve prendere la propria decisione in merito all’utilizzo del proprio sangue in ambito chirurgico e in relazione alle cure mediche”.
Il movimento ribadisce che “il rifiuto, praticato da lungo tempo per motivi religiosi, delle trasfusioni di sangue intero rimane invariato”.
“Il sangue rimane sacro per i Testimoni di Geova, che continuano a considerare la vita e il sangue preziosi
doni di Dio”, dichiara Paul Gillies, portavoce internazionale dei Testimoni di Geova.
“Riconosciamo che le decisioni mediche riguardanti i componenti del sangue sono una questione di
coscienza tra ciascun Testimone e il suo Dio, Geova”.
“I Testimoni di Geova amano la vita e desiderano le migliori cure mediche disponibili. Non praticano guarigioni miracolose né vi fanno ricorso, e si rivolgono a medici in grado di fornire cure
efficaci ma che al tempo stesso rispettino le loro volontà, i loro valori e le loro convinzioni”, conclude la nota lasciando la decisione finale alle persone.
La decisione assunta dal ‘board’ è importante ma lascia aperte alcune delle questioni che negli anni sono finite sui tavoli dei giudici, soprattutto nei casi in cui ad avere bisogno di questi trattamenti sono minori e la decisione ultima spetta ai genitori.
Si riaprirebbe anche il capitolo delle intese con il governo italiano. A giugno di quest’anno era intervenuta la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, che aveva parlato di una forma di “discriminazione” da parte delle istituzioni per avere escluso la congregazione cristiana dal sistema delle intese con lo Stato previsto dall’articolo 8 della Costituzione e, di conseguenza, dall’accesso ai benefici collegati, tra cui
l’8 per mille.
La Corte di Strasburgo aveva emesso questa sentenza sul ricorso presentato dalla congregazione nel 2016. Tra le argomentazioni del governo figurava proprio il rifiuto dei Testimoni di Geova per le trasfusioni di sangue.
