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Varese: arrestato Riccardo Bossi, figlio del fondatore della Lega

Toghe

VARESE – Riccardo Bossi, figlio del defunto fondatore della Lega, Umberto Bossi, è stato arrestato ieri e portato in carcere a Busto Arsizio, in provincia di Varese, in esecuzione di un provvedimento di cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi di reclusione.

Il provvedimento eseguito dai carabinieri è stato disposto e firmato dal Procuratore di Busto Arsizio, Carlo Nocerino, per tutta una serie di condanne diventate definitive per fatti di appropriazione indebita, truffa e l’indebita percezione di oltre 12mila euro di reddito di cittadinanza fra 2020 e 2023 con un’attestazione falsa. Esclusa dall’ordine di carcerazione la vicenda dei presunti maltrattamenti nei confronti della madre che è ancora pendente davanti alla Corte di Cassazione.

 Il primogenito del Senatùr ha accumulato quattro condanne definitive, in attesa che la Corte di Cassazione si esprima sulla pena a 1 anno e 4 mesi che gli è stata inflitta dalla Corte d’appello di Milano pochi mesi fa per maltrattamenti sulla madre. Riccardo Bossi è stato condannato a 1 anno e 8 mesi a Milano con rito abbreviato per appropriazione indebita aggravata nel processo  sulle spese private con i rimborsi elettorali del Carroccio, nello scandalo che travolse Umberto Bossi e la famiglia 13 anni fa. Dieci mesi gli sono stati inflitti per truffa per aver acquistato un anello, un girocollo di Bulgari e un orologio Rolex per complessivi 26mila euro in una gioielleria nel centro di Busto Arsizio senza pagare il conto.

La terza condanna, nel 2019, a 9 mesi e 400 euro di multa sempre per truffa e insolvenza fraudolenta per alcuni episodi avvenuti tra Varese e Cadorago tra il 2013 e il 2014. Le prime tre sentenze ‘pesavano’ per complessivi 3 anni e 3 mesi, al di sotto sotto della soglia dei 4 anni per la quale avrebbe potuto chiedere la sospensione dell’esecuzione pena e l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Fino al giugno 2026, quando nella vicenda relativa all’indebita percezione del reddito di cittadinanza la Cassazione – settima sezione penale ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal legale di Bossi junior, l’avvocato Federico Magnante, contro la sentenza della Corte d’appello di Milano del 5 dicembre 2025 e lo ha condannato a 2 anni e mezzo e quindi al cumulo per anni per 5 anni e 9 mesi, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno di 15mila euro in favore dell’Inps, assistito dall’avvocato Aldo Tagliente.

Secondo le indagini della Procura di Busto Arsizio che avevano portato alla condanna in primo grado, il 47enne avrebbe ottenuto il beneficio di sostegno al reddito attestando “falsamente” di “essere titolare di un contratto” di affitto per un’abitazione da cui era già stato sfrattato nel 2019.

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