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Maggio Musicale: Shokhakimov dirige “The Planets” di Holst e il concerto n° 1 di Beethoven, pianista Alexandra Dovgan

Alexandra Dovgan (diffusione foto ufficio stampa)

FIRENZE – Giovedì 15 ottobre alle 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (Piazza Vittorio Gui), Aziz Shokhakimov debutta alla guida dell’Orchestra e del Coro femminile del Maggio.
Solista al pianoforte Alexandra Dovgan, anche lei per la prima volta al Maggio. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini.

Si comincia con l’ouverture Egmont, op. 84, di Ludwig van Beethoven, composta per le rappresentazioni della tragedia omonima di Johann Wolfgang von Goethe, su commissione del Teatro Imperiale di Vienna. Il soggetto dell’opera è la storia del conte di Egmont, che fu decapitato dagli spagnoli a Bruxelles nel 1568, sacrificando la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola attuata dal duca d’Alba nel 1568.

Segue il “Concerto n. 1 in do maggiore op. 15” per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, con Alexandra Dovgan al pianoforte: ultimato nel 1798 e pubblicato nel marzo del 1801 dall’editore viennese Mollo, il musicista lo dedicò ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta ‘Babette’, a cui aveva da poco fatto dono anche della “Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte”, composta nel 1797.

Chiude il concerto il “pezzo forte” della serata, che si ascolta di rado: The Planets, suite op. 32, di Gustav Holst, suite composta tra il 1914 e il 1917 per un organico orchestrale imponente e articolata in sette movimenti, ciascuno dedicato a un pianeta e al suo corrispondente carattere astrologico: “Mars, the Bringer of War”; “Venus, the Bringer of Peace”; “Mercury, the Winged Messenger”; “Jupiter, the Bringer of Jollity”; “Saturn, the Bringer of Old Age”; “Uranus, the Magician” e “Neptune, the Mystic” (le Armonie del pianeta Saturno sono state la sigla di fine trasmissioni della RAI dal 1954 al 1986).

Il compositore e direttore d’orchestra Gustav Holst (1874-1934) è stato tra i maggiori esponenti della musica della prima metà del Novecento. Alla sua passione per l’astrologia è legata la composizione della suite orchestrale The Planets, la sua opera più nota e apprezzata. La suite non attiene alla speculazione astronomica bensì al simbolismo astrologico dei pianeti, come precisato dallo stesso Holst. Scritta per un organico orchestrale in cui figurano in aggiunta strumenti inusuali come il flauto basso, l’oboe basso, la tuba tenore, sei corni, organo e coro femminile fuori scena, la suite si articola in sette sezioni contrastanti che presentano un ritratto caratteriale dei corpi celesti del sistema solare. Mancano Plutone, non ancora scoperto, la Terra, punto di osservazione degli altri.

The Planets si apre con l’ostinato ritmico martellante e minaccioso di Mars, the Bringer of War, che evoca con implacabile violenza la brutalità meccanica della guerra. In netto contrasto è la sezione di Venus, the Bringer of Peace dove prevale un’atmosfera d’incantata serenità e lirica contemplazione. Mercury, the Winged Messenger è uno scherzo brillante e leggero caratterizzato dai disegni svolazzanti di archi e legni, mentre nel cuore della suite si staglia con le sue sonorità maestose e festose Jupiter, the Bringer of Jollity. Segue Saturn, the Bringer of Old Age, il movimento più originale e preferito da Holst, dove un ticchettio inesorabile scandisce lo scorrere del tempo evolvendo in una solenne trascendenza. La suite si conclude con il misterioso Neptune, the Mystic, in cui il compositore abbandona la forza d’urto della grande orchestra in favore di un’orchestrazione diafana e di dinamiche in pianissimo. L’ingresso finale del coro femminile a due cori, nascosto dietro le quinte, accompagna l’ascoltatore verso l’infinito: le voci sfumano gradualmente senza cadenza conclusiva, lasciando che la musica si dissolva nel silenzio assoluto dell’universo.

Nato a Tashkent, in Uzbekistan, nel 1988, Aziz Shokhakimov è direttore musicale e artistico dell’Orchestre Philharmonique de Strasbourg dal 2021. A tredici anni ha debuttato alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale dell’Uzbekistan e l’anno successivo ha diretto la sua prima opera, Carmen di Bizet. Nel 2010 ha ottenuto il secondo premio al Concorso internazionale di direzione d’orchestra Gustav Mahler di Bamberg e nel 2016 ha vinto l’Herbert von Karajan Young Conductors Award al Festival di Salisburgo; in seguito ha vinto il “Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra Gustav Mahler”. Da allora dirige regolarmente importanti orchestre internazionali, tra cui la Staatskapelle di Dresda, la Kammerphilharmonie Bremen, la Deutsches Sinfonieorchester Berlin, la London Philharmonic Orchestra e le orchestre sinfoniche Orgeon, Pacific, Houston e l’Orchestra Rai di Torino, con la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, la Filarmonica del Teatro La Fenice di Venezia e l’Orchestra Verdi di Milano.

Nata nel 2007 in una famiglia di musicisti, Alexandra Dovgan a soli cinque anni è stata ammessa alla Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca; a dieci ha vinto il Grand Prix del Concorso internazionale per giovani pianisti Grand Piano Competition e ha intrapreso una carriera internazionale che l’ha portata nelle più prestigiose sale da concerto europee, tra cui la Philharmonie di Berlino, il Concertgebouw di Amsterdam e il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, e a collaborare con direttori come Gustavo Dudamel, Paavo Järvi e Trevor Pinnock. Il suo pianismo si distingue per la profondità interpretativa, la naturalezza espressiva e la qualità del suono, unite a una notevole consapevolezza musicale.

Pochi biglietti rimasti, in vendita in biglietteria, nei punti Box office e sul sito del Maggio

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