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Camera semideserta, Giorgetti si sfoga: “Non vogliono lavorare”. Poi parla di “nuvoloni all’orizzonte”

Il ministro Giancarlo Giorgetti (Foto Mef)

ROMA – Fedele allo stile “lumbard”, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, prende la parola alle 9,10 di stamani, 13 ottobre 2026, alla Camera per presentare il documento programmatico di finanza
pubblica e la relazione sullo scostamento di bilancio. Si contano solo sei deputati della maggioranza, circa il doppio dell’opposizione.

Un’affluenza ai minimi che non passa inosservata dal ministro. “Saluto i parlamentari presenti, molti dei quali hanno già partecipato all’audizione di ieri”, ha iniziato il ministro, allargando le braccia a indicare l’emiciclo quasi deserto. “Io c’ero” ha detto ai giornalisti che gli chiedevano delle assenze per poi sbottare: “questi non vogliono lavorare di lunedì, ma sembra che nemmeno martedì abbiano tanta voglia”.

In un intervento di poco più di 10 minuti Giorgetti aveva indicato “nuvoloni all’orizzonte” che impongono di tenere la rotta della prudenza e indicato lo scostamento di bilancio posto al voto come un “passo consapevole” e ritenuto sostenibile dalla Commissione europea e dai mercati. Un aumento del deficit pari
allo 0,6% del Pil nel 2027 e nel 2028 per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale Nec per le spese di energia e difesa, su cui ha chiesto una posizione condivisa. Quindi è andato al Senato dove è intervenuto in replica ai parlamentari, per poi tornare a Montecitorio a votare.

La risoluzione di maggioranza sul Dpfp chiede di sostenere il potere di acquisto delle famiglie e guarda alle difficoltà provocate dal caro energia anche per le aziende. Quando la si vota i numeri necessari ci sono. Sullo scostamento di bilancio, nella seconda votazione in rapida successione, è richiesta la
maggioranza assoluta: il testo passa con 219 voti a favore e 110 contrari alla Camera e con 109 voti a favore, 61 contrari e 2 astensioni al Senato. “Beh vinto abbiamo vinto”, ha risposto il ministro a chi gli chiedeva se fosse soddisfatto, lasciando il Transatlantico in fretta e furia.

Della posizione condivisa bipartisan auspicata dal ministro non c’è traccia. Il centrosinistra presenta una mozione che unisce Pd, M5s, Avs e Più Europa. Una sorta di piattaforma programmatica in 21 punti, dalle armi alla sanità, dal lavoro al congedo paritario, fino al diritto alla casa. Azione presenta un’altra risoluzione, che chiede al Governo ad adottare una postura di rigorosa responsabilità finanziaria e di selettività nell’impiego delle risorse della clausola di salvaguardia.

Il voto del partito è contrario sul Dpfp, astensione sullo scostamento di bilancio. Iv si oppone su entrambi i documenti. Altrettanto fa Futuro nazionale che accusa l’esecutivo di seguire l’agenda Draghi-Von der Leyen. Il campo largo vede nella solitudine mattutina di Giorgetti un simbolo dei problemi del governo.

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