Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: perquisite quattro scuole, caccia a ricerche di ricina sul web. Attesa per i risultati da Berlino

CAMPOBASSO – A quasi dieci mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate dalla ricina e morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025, l’inchiesta della Procura di Larino prova a rispondere a una domanda considerata centrale: chi ha fatto ricerche online sulla potente tossina naturale capace di uccidere anche se ingerita o inalata nell’ordine di microgrammi?
Quattro scuole perquisite in quattro giorni, i dati delle reti informatiche acquisiti, oggi anche la copia forense di un notebook trovato per caso in un’aula del Liceo di Casacalenda. Poi Reddit, l’Fbi, i 131 reperti raccolti nella casa di Pietracatella e gli alimenti ancora al vaglio degli specialisti tedeschi. Le acquisizioni sono finite, adesso bisogna cercare le risposte in una mole di dati che potrebbe richiedere settimane. L’ultima tappa è stata oggi, 16 ottobre 2026, il liceo delle Scienze Umane Silvio Di Lalla di Casacalenda, dove insegna sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni, sentita più volte nell’ambito delle oltre 200 sommarie informazioni testimoniali in Questura a Campobasso.
Squadra Mobile e Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno lavorato con l’aiuto dei tecnici dei laboratori informatici scolastici. Come negli altri istituti non sono stati sequestrati computer e non è stato necessario controllare uno per uno i terminali: sono stati acquisiti i dati disponibili nell’infrastruttura centralizzata della rete. A Casacalenda, dove nel marzo scorso sono stati rubati 5 PC (“ma non inficia il lavoro”, spiegano i tecnici) è stata fatta anche la copia forense di un notebook trovato nell’aula informatica.
La settimana è cominciata all’ Agrario di Riccia, per toccare poi il liceo Scientifico Galileo Galilei sempre di Riccia e proseguire ieri al Classico Mario Pagano di Campobasso, quindi concludersi a Casacalenda. Scuole scelte non a caso. All’Agrario lavora come tecnico di laboratorio il marito di una docente amica storica di Gianni Di Vita, già ascoltata più volte dagli investigatori; la stessa donna insegna allo Scientifico. Il Mario Pagano è invece il liceo frequentato fino allo scorso anno da Sara e dalla sorella Alice, il Silvio Lalli è la scuola di ‘zia Laura’, come entrambe le ragazze chiamavano la cugina di Gianni, Laura Di Vita appunto. Nel decreto che ha disposto le perquisizioni si riferisce che nel corso delle indagini sono emerse navigazioni e interrogazioni su piattaforme web ritenute di interesse investigativo, con ricerche riguardanti “veleno”, “ricina” e termini analoghi. Nei dati acquisiti dovranno essere cercate eventuali tracce di queste attività, comprese navigazioni attraverso Tor, deep web e dark web. Se dovessero emergere, il passaggio successivo sarà datarle e tentare di stabilire chi utilizzasse il computer o la rete in quel momento.
Intanto Gianni Di Vita, in una intervista al Corriere della Sera dal cimitero di Pietracatella, dove riposano moglie e figlia, ha dichiarato “Non ho mai creduto che volessero uccidermi, così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie”. Parole difficili da decifrare, visti i pochissimi elementi investigativi che trapelano in un caso ‘blindato’, ma che non chiudono alla ipotesi della accidentalità. La Procuratrice di Larino Elvira Antonelli la vede in maniera diversa, tanto da aver già definito l’ipotesi dell’avvelenamento accidentale “la più improbabile di tutte”. Il fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, aperto ad aprile scorso, resta a carico di ignoti: non ci sono indagati, almeno fino a questo momento.
BERLINO – Dal Robert Koch Institute di Berlino non sono ancora arrivati gli esiti conclusivi degli accertamenti affidati agli specialisti tedeschi. Nel loro lavoro rientrano le analisi sui campioni biologici e sugli alimenti sequestrati, oltre alle verifiche sui reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione di Pietracatella, dove furono repertati 131 campioni. Mancano all’appello però alcuni cibi consumati tra il 23 e il 27 dicembre in casa Di Vita dei quali non sono rimasti avanzi, perché finiti nell’umido raccolto dal servizio porta-a-porta. Lo conferma il sindaco del paese di 1200 abitanti, Antonio Tomassone, ricordando che prima della morte di madre e figlia, e quindi del sequestro di alimenti in via Risorgimento quando si sospettava ancora una terribile tossinfezione fulminante, è stata ritirata la frazione organica. “Era sabato 27 dicembre, e il servizio venne posticipato perché il 26 era festivo” spiega. Sara, 15 anni, sarebbe morta poche ore dopo il passaggio del camioncino del porta-a-porta, la mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, la mattina dopo.
