Sondaggio: volete essere sorvegliati per la vostra sicurezza?

Firenze, l’Ue chiede il permesso di spiarci (VIDEO)

di Sandro Bennucci - - Cronaca

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ECCO IL PROGETTO «SURPRISE»

FIRENZE – Accettiamo di essere sorvegliati, o diciamo pure spiati,  attraverso telecamere, cellulari e tutto quello che la tecnologia inventa, in cambio di maggiore sicurezza? Oppure preferiamo essere più liberi, e magari un po’ meno sicuri?  Non è un giochino pensato dopo lo scandalo americano provocato dalle rivelazioni di …., che hanno fatto imbestialire Obama,  ma un sondaggio ponderato, proposto dal progetto «Surprise» (acronimo di Surveillance Privacy Security) che fa capo all’Unione Europea. Obiettivo? Come spiega la dottoressa Maria Grazia Porcedda, ricercatrice impegnata nel «Surprise» lo scopo è capire se i cittadini sono disposti a tollerare che la tecnologia inserita nella quotidianità, ossia il «Grande fratello» assai più sofisticato di quello orwelliano, si occupi di loro infilandosi praticamente dappertutto. Perfino sotto le lenzuola? Beh, se il cellulare o lo smartphone  sono nei paraggi…

QUESTIONARIO – Ai fiorentini, o meglio a 250 di loro, la fatidica domanda sarà posta sabato prossimo, 8 febbraio, al Palaffari. Sarà, quella di Firenze, la quinta tappa, l’unica italiana, del progetto. Dalla mattina alle 10 fino al pomeriggio alle 4 dovranno riempire un questionario e rispondere in diretta, attraverso piccoli telecomandi, ai quesiti riguardanti, appunto, libertà e sicurezza. Il clou? Trentacinque tavoli, guidati da un coordinatore, intorno ai quali si potrà scatenare il dibattito, con osservazioni, distinguo, richieste di chiarimenti. Eppoi? Il risultato finale sarà condensato in “raccomandazioni” da inviare a Bruxelles, alla Commissione guidata da Barroso, e alle autorità nazionali.

DANIMARCA – Che cosa cambierà? Lì, nelle grandi sale dell’Istituto universitario europeo di Firenze, a Villa Salviati,  la dottoressa Porcedda si stringe nelle spalle. Non è in grado di anticipare quale sarà l’applicazione pratica dei risultati della ricerca. Però assicura che si tratterà un’indicazione per chi deve decidere, o modificare, le regole sulla privacy. E mentre aspettiamo di conoscere il parere, e l’umore, dei fiorentini, diamo un’occhiata ai responsi delle altre quattro giornate. In Danimarca (18 gennaio) 169 partecipanti hanno discusso di geolocalizzazione dello smartphone e di videosorveglianza intelligente. Morale? Quasi tutti si sono dichiarati molto preoccupati. In sostanza non vogliono essere spiati.
SPAGNA – Altri eventi ci sono stati,  fra gennaio e i primi di febbraio, in Ungheria, Norvegia e Spagna.  Dappertutto è stata espressa forte preoccupazione di fronte all’occhio magico che filma e ascolta. La sorveglianza di Stato non piace a nessuno, almeno nella forma in cui viene proposta. Contestazioni? La dottoressa Porcedda allarga le braccia e sorride: «Siamo qui per ascoltare e per riferire».
INVITATI – Chi sono i 250 invitati al Palaffari per sabato prossimo? Cittadini scelti a caso e rappresentanti d’immigrati. Qualche infiltrato inserito per condizionare la scelta? La Porcedda sorride ancora: «Gli invitati sono tanti e di estrazione variegata».  Vuol rassicurare: conta la maggioranza. Come dice il vecchio adagio, una noce in un sacco non fa rumore. Ma uno smartphone, silenziosissimo, può mettere a nudo tutti.

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Sandro Bennucci

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