Lo sferzante giudizio dell'esperto in campo pensionistico

Pensioni: legittimare il contributo di solidarietà è vera ingiustizia. Il professor Brambilla attacca la Consulta

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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corte-costituzionale-400x300In merito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato legittimo il contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni d’oro il Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, ha espresso un durissimo giudizio, che condividiamo in pieno e che riteniamo utile far conoscere ai nostri lettori. Il noto esperto pensionistico riflette sul fatto che la Consulta abbia respinto le varie questioni di costituzionalità relative al contributo sulle pensioni di importo elevato, “escludendone la natura tributaria e ritenendo che si tratti di un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema”. La Corte ha anche ritenuto che tale contributo rispetti il principio di progressività e, pur comportando innegabilmente un sacrificio sui pensionati colpiti, sia comunque sostenibile in quanto applicato solo sulle pensioni più elevate, da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime.

Sferzante il giudizio di Brambilla sulla posizione della Consulta: “La decisione della Consulta è molto preoccupante perché giustifica il prelievo sulle pensioni riconoscendo da un lato che si tratta di un sacrificio, ma siccome i soggetti colpiti sono “abbienti” in quanto percepiscono una pensione elevata, allora quel sacrificio è sopportabile. E’ un concetto pericoloso perché conferisce un autorevole precedente a chi continua ad affermare che “i soldi si prendono dove ci sono”. Sembra un riferimento non troppo velato al Presidente dell’Inps Tito Boeri e al premier Matteo Renzi.

E’ come dire che se un cittadino ha tre case, una la si può sottrarre per darla a chi casa non ha; è un sacrificio ma visto che ha tre case anche se ne perde una vive lo stesso, tanto un tetto ce l’ha ugualmente. E’ lo stesso ragionamento che fanno i centri sociali e i movimenti per la casa quando occupano alloggi vuoti, ma almeno in questi casi (finora) la magistratura li persegue, a malincuore, ma li persegue. Aggiungo io che la pronuncia della Consulta costituisce un neppure troppo velato incitamento all’odio di classe, perché i poveri si possono legittimamente ribellare contro i ricchi, tanto il Governo è legittimato a sostenere le loro ragioni.

Il problema semmai è un altro: se uno ha pagato contributi per 40 anni, oltre alle tasse, perché non deve avere la pensione alla quale ha diritto? Non basta: tante pensioni da 450 euro non sono diritti, sono regali. A persone che non hanno pagato contributi o quasi. La pensione minima è spesso una sorta di sostentamento. Ma non siamo più nel campo della previdenza, ma in quello dell’assistenza. Che è cosa assai diversa dal diritto acquisito da chi ha realmente versato contributi pesanti per una vita.

“Tutto ciò (la decisione della Consulta ndr) lede il principio di uguaglianza nei confronti dello Stato, di certezza del diritto (perché mai dovrei versare i contributi se poi con una semplice leggina si cancellano i sacrifici di oltre 40 anni di lavoro?). Con questa sentenza i concetti stessi di proprietà privata e di libertà individuale sono molto a rischio”. Così il Presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali risponde alla decisione della Consulta.

«Entrando poi più nel merito e guardando ai dati scopriamo che i “colpiti” dal contributo di solidarietà sono solo 45.503 e rappresentano lo 0,28% del totale dei 16,259 milioni di pensionati del 2014. Questa piccola quota di contribuenti, ininfluente numericamente sotto il profilo elettorale, può ben subire la “violenza di gruppo” a cui poco interessa se la pensione è frutto dei contributi versati. Inoltre la manovra del Governo Letta è pure ridicola perché nella migliore delle ipotesi il contributo che lo Stato ricava da questi pensionati ammonta a 230 milioni di euro».

Ma il ragionamento del Prof. Brambilla si sposta poi su un piano più generale: “questo recupero non è nulla in confronto al fabbisogno prodotto da chi le tasse e i contributi non li hai mai pagati. Infatti il 53% del totale dei pensionati è assistito totalmente o parzialmente dallo Stato e quindi da tutti noi con le imposte (per chi le paga); per dare la pensione agli oltre 8 milioni che arrivati a 66 anni non hanno versato neppure 15 anni di contributi, la collettività si carica di un costo di oltre 48 miliardi; ben differente dai 230 milioni!”.

Nel 2014 sono solo 78.000 gli italiani che hanno dichiarato redditi superiori a 200.000 euro, e secondo le stime dell’Istituto diretto da Brambilla questi soggetti ricevono o riceveranno una pensione pari a circa 50% della media decennale dei redditi e non al 70% come avviene per chi ha redditi più bassi. Non è poi così necessario il famoso intervento equitativo, vantato da Boeri, contro chi riceve molto di più di quanto ha pagato; qui si dimostra esattamente il contrario.

Intanto impazza l’evasione e l’elusione fiscale, i contributi non vengono pagati o vengono pagati in misura minima e poi si chiede a una ristretta schiera di pensionati, che hanno versato fino all’ultima lira, di sacrificarsi per chi ha omesso i versamenti e non pagato tasse. Il 60% della popolazione ha dichiarato redditi zero o poco più e il 53% dell’Irpef lo ha pagato solo l’11% circa della popolazione. Questo Governo arrogante e senza scrupoli è sicuramente capace, facendosi forte della pronuncia della Consulta, di rinnovare in futuro il contributo di solidarietà estendendolo anche a quelli che prendono 3.000 euro lordi di pensione per fare un po’ di cassa.

Renzi si vanta tanto della riforma del lavoro, del Jobs Act che avrebbe incrementato a dismisura l’occupazione (in realtà ha trasformato rapporti già esistenti in contratti a tempo indeterminato) ma avrebbe dovuto introdurre un nuovo sistema contributivo che pesi di meno sulle aziende, lasci in tasca il giusto al lavoratore e consenta di mettere da parte, per la previdenza, un gruzzolo che permetta ai giovani, e ai meno giovani, di riscuotere in futuro assegni tali da garantire un’esistenza dignitosa. Le pensioni da 500 euro o poco più non sono previdenza, ma assistenza bella e buona, e questo è un equivoco che toccherebbe a Boeri dissipare nel suo turbinio di chiacchiere che fanno concorrenza alla politica. L’abbattimento del cuneo fiscale, che sarebbe la premessa di un intervento di questo tipo, non è all’ordine del giorno. Renzi, Boeri, Padoan, Poletti e i 14 membri della Consulta preferiscono (è molto più agevole e più comodo, meno rischioso politicamente) infierire contro un ristretto gruppo che ha il solo torto di aver lavorato duramente e onestamente per tutta una vita, cosa che non si può dire certo per molti altri soggetti interessati.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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