Duemila ospiti invitati all'anteprima

Firenze, Inferno: red carpet al Teatro dell’Opera e cena nel Museo del Duomo. Renzi presenta la legge sul cinema

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Cultura, Economia, Spettacolo

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Ron Howard, Tom Hanks e Dan Brown

Ron Howard, Tom Hanks e Dan Brown a Firenze

FIRENZE  – Il Teatro dell’Opera di Firenze, domani sera 8 ottobre, si ammanterà del red carpet per ospitare – come Hollywood, Cannes e Venezia – il grande evento del cinema mondiale: ossia l’anteprima di Inferno. Ron Howard, Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudse e Ana Ularu  sfileranno, appunto, sul gran tappeto rosso. Tutto il cast, l’autore dell’omonimo romanzo bestseller Dan Brown, il compositore premio Oscar Hans Zimmer e lo sceneggiatore David Koepp, domani sera, passeranno davanti alla gente di Firenze e alle tv provenienti da tutto il mondo.

Felicity Jones

Felicity Jones

CENA –  Prima della proiezione del film, per un gruppo ristretto di invitati e per il cast è previsto un cocktail con specialità  fiorentine scelte da Ron Howard, amante della pappa al pomodoro e della ribollita, con l’olio nuovo. Dopo il film è prevista una cena di gala per un’ottantina di ospiti,  con il cast, in una delle sale del Museo dell’Opera del Duomo. Al termine della serata, tutti sul terrazzo del museo per ammirare la Cupola del Brunelleschi.

LEGGE – Ma è ovvio che il presidente del consiglio, Matteo Renzi, non si sarebbe lasciato un’occasione simile per diventare comunque protagonista. Ed ecco l’idea: presentare nel tardo pomeriggio (ore 18) alla stampa , in Palazzo Vecchio, la nuova legge per il cinema insieme a Dario Franceschini,  ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. L’occasione, sussurrano da Palazzo Chigi è per favorire i critici presenti a Firenze per Inferno. Ma trattandosi di un provvedimento legislativo, non potranno mancare i giornalisti che seguono abitualmente Palazzo Chigi e le aule parlamentari, per valutare il provvedimento anche in filigrana legislativa e pesarlo dal punto di vista economico.

FILM – Ma torniamo al film. Inferno sarà nelle sale dal 13 ottobre, distribuito da Warner Bros. Pictures in 666 copie (un numero che è una coincidenza, essendo associato al diavolo).     All’anteprima mondiale parteciperanno 2mila invitati, provenienti da ogni parte del mondo, con tanti vip e stelle di Hollywood. Al Teatro dell’Opera interverranno anche attori come Carlo Verdone e Pierfrancesco Favino. Ma occorre specificare una cosa fondamentale che fa parte della pellicola.  Nel ricco cast di Inferno, capeggiato dalle star Tom Hanks e Felicity Jones, c’è una superdiva che non viene menzionata ma che nella pellicola di Ron Howard la fa da padrona più di qualunque altro attore: Firenze. Ben metà delle circa due ore in cui si dipana il complicato intreccio del kolossal americano sono state girate in quello scrigno di tesori artistici ed architettonici che è il centro del capoluogo toscano. I fiorentini lo sanno bene, visto che le
riprese, lo scorso anno, sono andate avanti settimane e settimane, ed è anche per questo che un entusiastico sindaco Dario Nardella (protagonista tra l’altro di un minicameo alle spalle di Hanks e Jones nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio), al termine della preview li ha ringraziati per la pazienza e la collaborazione dimostrata, definendo al contempo il film un inno a Firenze.

FIRENZE – Ed è proprio con una panoramica della meravigliosa skyline cittadina (con la cupola del Brunelleschi, il campanile di
Giotto, la torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, la basilica di Santa Maria Novella offerti con generosità di dettagli all’occhio dello spettatore) che si apre Inferno; da qui in poi,  per un’ora buona verrà dato ampio spazio al naturale protagonismo estetico dei più celebri monumenti fiorentini, rendendo così la stessa Firenze un personaggio vivo, come l’ha definita lo stesso Ron Howard.  C’è il Ponte Vecchio, subito teatro di un inseguimento all’inizio del film; il giardino di Boboli, dove ha luogo una vera e propria caccia all’uomo nei confronti del professor Robert Langdon con tanto di drone in volo, caccia alla quale riesce a sfuggire solo attraverso lanciandosi in un altro leggendario monumento fiorentino, il Corridoio Vasariano, traboccante di tele ed opere d”arte, e poi nei sontuosi corridoi
degli Uffizi affollati di visitatori e statue marmoree. Ruolo centrale nell”intreccio lo ha poi Palazzo Vecchio, casa naturale
di misteri ed indizi preziosi per la ricerca dell”iconica simbolista interpretato da Tom Hanks.  Come quelli contenuti nella maschera di Dante (fortunatamente tuttora esposta in pianta stabile nel percorso museale dell”antica casa comunale, e non trafugata come succede invece nel film); oppure nel gigantesco affresco vasariano della Battaglia di Scannagallo, combattuta nel 1554 a Marciano della
Chiana tra fiorentini e senesi, dove su una bandiera è vergata la scritta ”Cerca trova”, da alcuni interpretata come indiziodella presenza sottostante del perduto dipinto di Leonardo ”La battaglia di Anghiari”, e che nella storia raccontata da Inferno assume un significato del tutto peculiare.

LANGDON – Ed è sempre in un Salone dei Cinquecento a tinte ”dark” che si svolge una delle scene più forti del film, con uno degli antagonisti condannato a precipitare per tutti i suoi 18 metri di altezza dopo averne sfondato con il proprio corpo in caduta
libera i leggendari controsoffitti dorati. Le peripezie di Langdon proseguono in un altro luogo (letteralmente) di culto dell”arte fiorentina, il Battistero di San Giovanni in piazza del Duomo, ed è sempre a Firenze che, dopo una tappa intermedia a Venezia e il gran finale in Istanbul, trovano il loro lieto fine. L’ ultima inquadratura dedica di nuovo un amorevole sguardo ai tesori architettonici
del centro storico ammirati tutti insieme dall”alto, con un unico ineliminabile neo: la presenza della titanica gru del cantiere dei nuovi Uffizi, destinata, ancora per diversi anni, a non scomparire dalla skyline della culla del Rinascimento.

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Ernesto Giusti

Ernesto Giusti

Commenti (1)

  • Carla D'Agostino Ungaretti

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    Non c’è da stupirsi per il dileggio cui viene sottoposta oggi la fede cristiana e cattolica in particolare. Nessuno ci crede più. Non che In occidente si creda di più a Maometto o a Budda, ma dei seguaci del primo si ha paura e il secondo lo si segue perché è molto più “comodo” di Gesù Cristo. Mi dispiace solo che Mons. Verdon, grande studioso dell’arte italiana di cui ho letto e apprezzato tutti i libri, non abbia protestato come mi sarei aspettata.

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