Sono emerse nell'udienza al Tribunale del Riesame

Uccisa a Ravenna: impronte digitali del marito nella villetta dell’omicidio

di Redazione - - Cronaca

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Il dermatologo Cagnoni, accusato dell'omicidio della moglie

Il dermatologo Cagnoni, accusato dell’omicidio della moglie

RAVENNA – L’accusa presume che  tre impronte digitali trovate nella villetta in cui è stata uccisa Giulia Ballestrieri siano del marito, Matteo Cagnoni. Sono impronte su tracce di sangue che gli inquirenti suppongono essere della vittima e sono state isolate dalla Scientifica all’interno della villetta disabitata di Ravenna nella quale, la mattina del 16 settembre scorso, è stata uccisa a bastonate in testa la 39enne Giulia Ballestri.

E’ quanto trapelato nel corso dell’ udienza del Riesame davanti al Tribunale di Bologna, chiesto dalla difesa di Matteo Cagnoni, il 51enne dermatologo in carcere con l’accusa di uxoricidio da 23 giorni a Firenze, città nella quale venne fermato dalla polizia all’alba del 19 settembre dopo tre giorni trascorsi con i tre figli nella villa paterna. I nuovi elementi accusatori a carico del sospettato fanno parte
del materiale finora inedito tra rilievi tecnici e testimonianze che la Procura di Ravenna ha depositato poco prima del termine
ultimo per l’udienza del Riesame. L’indagato, scortato dal carcere di Sollicciano, ha rilasciato spontanee dichiarazioni nelle quali in sostanza ha detto di essere fuggito dagli agenti per due volte il giorno del fermo e a dieci minuti dal ritrovamento del cadavere della
moglie solo per paura. L’uomo, difeso dall”avvocato bolognese Giovanni Trombini, si è detto innocente.

Al termine dell’udienza, durata poco meno di tre ore, è tornato in cella in attesa che i giudici si pronuncino sulla sua richiesta di scarcerazione. Finora per la custodia cautelare in cella in relazione agli elementi raccolti dalla squadra Mobile, si sono espressi due Gip (quello di Firenze prima e quello di Ravenna poi) alla luce dei presunti pericoli di fuga e di inquinamento probatorio. Movente dell”omicidio, secondo l’accusa (Pm titolari Alessandro Mancini e Cristina D”Aniello), sarebbe la relazione che la vittima, a fine 2015, aveva iniziato con un vecchio compagno di scuola e a causa della quale erano in corso le pratiche di separazione.

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