Il mega-jet è uscito dall'hangar e vola spedito

Politica: sorpresa, l’Air Force Renzi è un normale aereo di linea. Dopo tante polemiche svelato il mistero

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Dopo mille polemiche, accelerazioni e marce indietro viene svelato da Gentiloni il presunto mistero dell’aereo blu acquisito dalla presidenza del Consiglio ai tempi di Renzi (il cosiddetto Air Force Renzi) e poi lasciato ammuffire negli hangar dal rottamatore per paura di rivolte contro la casta.

Un reportage di Fabio Martini sulla Stampa racconta l’esperienza dei giornalisti al seguito del presidente del Consiglio in viaggio verso Washington. Dopo tante fantasmagoriche anticipazioni sembra invece che l’Airbus 340 della Etihad noleggiato dallo Stato italiano – sia un normale volo di linea, con le poltrone in tessuto, il corridoio né piccolo né grande, i consueti teleschermi della classe turistica mentre per le autorità non è previsto né letto né doccia, come nel vecchio A319.   Si tratta cioè di un normalissimo A340, della stessa categoria degli aerei di Stato utilizzati dai principali capi di governo europei.

Tutto era iniziato nel luglio del 2015, quando Renzi aveva annunciato ai giornalisti: «Ad ottobre andremo in Sudamerica con un aereo più grande, l’abbiamo già ordinato…». L’annuncio del premier aveva alimentato retroscena giornalistici e politici, alcuni dei quali dal sapore scandalistico, sulla grandeur di Renzi. Il Fatto Quotidiano annunciava il 28 febbraio 2016, riferendosi a quello che aveva definito l’Air Force Renzi: «Quindici milioni di euro. Tanto costerà nel solo 2016». Tanto era bastato per congelare l’uso del mega-jet.  La prolungata immobilizzazione del super-jet non aveva però bloccato le spese, perché nel frattempo il contratto con Etihad continuava a correre. All’inizio del suo mandato, Gentiloni ha deciso di sbloccare l’aereo sfruttandone a pieno gli standard tecnologici e di sicurezza. A quel punto anche il Capo dello Stato ha iniziato ad utilizzarlo, con giornalisti al seguito. Ora è caduto l’ultimo tabù: anche i giornalisti che seguono il presidente del Consiglio sono stati ammessi a bordo. Previo pagamento. Secondo il regolamento a suo tempo voluto dal governo Prodi.

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