La decisione del governo

Aeroporti toscani declassati, ecco il piano

di Marco Bastiani - - Economia

Corrado Passera (Foto Niccolò Caranti)

Corrado Passera (Foto Niccolò Caranti)

FIRENZE – Lo scorso 29 gennaio 2013 il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera ha emanato l’Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale. Il provvedimento, atteso da 26 anni, pone le basi per un riordino organico del settore aeroportuale sotto il profilo infrastrutturale, gestionale e della qualità dei servizi.

Per la Toscana però ci sono due brutte sorprese: il declassamento degli aeroporti di Firenze e Pisa, non più considerati facenti parte del Core network  (considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari) insieme a Bergamo Orio al Serio, Bologna, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino e Venezia.

I due scali regionali fanno parte, invece, della seconda fascia del cosiddetto Comprehensive Network (con passeggeri annui superiore al milione) insieme ad Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Lamezia Terme, Olbia, Roma Ciampino, Trapani, Treviso e Verona. Segnalati anche Ancona, Pescara, Reggio Calabria e Trieste, che superano il mezzo milione di passeggeri all’anno.

Il governo ha anche inserito nel Piano gli scali di Pantelleria e Lampedusa, indispensabili “per continuità territoriale”, Rimini (per la grande crescita di collegamenti) e Salerno (usato principalmente per delocalizzare il traffico di altri scali).

L’atto – che recepisce gli orientamenti comunitari e gli indirizzi governativi e parlamentari – sarà ora inviato alla Conferenza permanente Stato-Regioni per la necessaria intesa e, successivamente, sarà adottato con un apposito decreto dal Presidente della Repubblica.

Il piano si è reso necessario perché nel nostro Paese sono attualmente operativi 112 aeroporti, di cui 90 aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali, 47 a voli civili non di linea), 11 militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali, 8 a voli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare.

L’Atto di indirizzo vuol evitare la frammentazione e favorire un processo di riorganizzazione che costituirà l’ossatura strategica su cui fondare lo sviluppo del settore nei prossimi anni. E proprio qui iniziano i guai per la Toscana.

Per tutti questi scali è previsto sia il mantenimento della concessione nazionale, sia la soluzione delle criticità relative al rilascio della concessione in gestione totale, ove essa sia mancante. Ma solo gli aeroporti del “core network” potranno accedere a finanziamenti europei, gli altri dovranno limitarsi a investimenti privati o provenienti dal territorio italiano (governo, Regioni, etc.).

Una penalizzazione “indiretta” per i due scali toscani sulla quale – pur non essendoci motivazioni ufficiali della scelta – devono anche pesato i continui rinvii sulla nuova pista per l’aeroporto di Firenze, la continua battaglia commerciale fra Pisa e Peretola e la non ancora calendarizzata fusione delle due società di gestione.

Fra gli aeroporti non di interesse nazionale, in Toscana spicca, ad esempio, il caso dell’Isola d’Elba-Marina di Campo, che negli ultimi anni non ha brillato nei movimenti, e quello di Grosseto, principalmente utilizzato per fini militari. Tali scali dovranno essere trasferiti alla Regione, che ne valuterà “la diversa destinazione d’uso o la possibilità di chiusura”. Bocciate anche eventuali nuove aperture, come nel caso Siena-Ampugnano, la cui sorte oltretutto appare segnata anche dalle pieghe che ha preso il caso Mps, finanziatore principe dell’operazione.

Fra le altre cose, il governo rileva che “molti scali italiani, di qualunque tipologia, hanno una forte rappresentanza pubblica nella compagine societaria. Si reputa dunque opportuno procedere alla progressiva dismissione di quote societarie da parte degli enti pubblici e favorire l’ingresso di capitali privati“. Un percorso inverso rispetto a quello che è stato fatto a Firenze e a Pisa, dove la Regione, già socia di Sat e neo-socia di Adf, sta prendendo sempre più in mano le società di gestione.

Il provvedimento favorisce anche la costituzione delle cosiddette reti aeroportuali, gestite da un unico soggetto, al fine di conseguire vantaggi sul fronte della differenziazione e specializzazione di ruolo nel servire lo stesso territorio con infrastrutture dedicate per tipologia di traffico (ad esempio, low cost, cargo, charter, distribuzione stagionale del traffico) e dell’ottimizzazione nell’acquisizione di servizi e beni da parte di fornitori terzi con economie di scala a beneficio di tutti gli aeroporti in rete. In questo la Toscana sembra aver già fatto molto del lavoro con Pisa più orientata ai cargo e al low cost e con Firenze maggiormente concentrata su businessman e turismo.

Il piano, firmato con uno dei suoi ultimi atti dal ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, punta anche alla semplificazione procedurale per un’approvazione più celere dei contratti di programma e al miglioramento di una serie di servizi per la navigazione aerea (revisione dell’orario di apertura degli aeroporti e degli orari di fornitura dei servizi con possibile chiusura notturna degli aeroporti con traffico limitato o con criticità di impatto ambientale; modifica del servizio di controllo aereo; rimodulazione delle tariffe relative ai servizi di assistenza in fase di decollo e atterraggio).

Anche nei servizi generali alla clientela l’atto governativo prevede una ridefinizione delle risorse umane e finanziarie destinate ai servizi antincendio, ai controlli di sicurezza e doganali e ad altre tipologie di servizi.

“Con l’Atto di indirizzo colmiamo una grave lacuna del nostro Paese che durava da 26 anni” ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera.

“Il provvedimento – ha proseguito il ministro – è uno strumento importante per avviare il riordino di un settore per noi strategico, favorendone lo sviluppo e il recupero di efficienza. Concentriamo sforzi e investimenti sugli aeroporti che rientrano nei piani infrastrutturali europei e, al tempo stesso, confermiamo il ruolo degli scali territoriali che servono importanti realtà locali. Attraverso la razionalizzazione dei servizi, un piano di infrastrutturazione a medio periodo, la costituzione di reti aeroportuali, l’Italia può davvero ambire ad avere un sistema all’avanguardia e competitivo a livello internazionale, evitando sprechi di risorse pubbliche. La collaborazione con le Regioni sarà fondamentale”.

“L’Atto che inviamo alla Conferenza Stato-Regioni è un altro tassello importante della modernizzazione normativa che, nel corso di quest’anno, abbiamo portato avanti sul fronte infrastrutturale ” ha evidenziato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Mario Ciaccia. “La proposta di Piano che abbiamo formulato da finalmente applicazione ai princìpi della normativa europea e nazionale di settore, proponendo un modello di sviluppo aeroportuale di grande respiro. Questo piano, che è dunque frutto di un lungo processo normativo, può essere un’opportunità importante per riformare e dare organicità al settore aeroportuale” ha concluso Ciaccia.

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