Intervista al maestro che martedì compie 90 anni

Zeffirelli: «Per realizzare il mio archivio a Firenze serve un milione»

Franco Zeffirelli festeggia 90 anni il prossimo 12 febbraio
Franco Zeffirelli festeggia 90 anni il prossimo 12 febbraio (Foto Alexey Yushenkov)
Franco Zeffirelli festeggia 90 anni il prossimo 12 febbraio (Foto Alexey Yushenkov)

FIRENZE – Martedì lo festeggeranno circa novanta amici. Tanti quanti i suoi anni. Gian Franco Corsi Zeffirelli, in arte solo Franco Zeffirelli, è infatti nato a Firenze il 12 febbraio 1923. Autore, regista, sceneggiatore, e perfino attore, nei quasi 60 anni di carriera, ha meritato ben quattro David di Donatello, due candidature all’Oscar (anche i suoi film, in tutto, ne hanno collezionate ben 14), e tre onorificenze statali, due italiane e una britannica.

Ha diretto 25 lavori tra film cinematografici, miniserie tv (indimenticabile il suo Gesù di Nazareth del 1977, uno dei primi programmi a colori della tv italiana) e numerosissime opere liriche. In questi mesi sta lavorando alacremente alla sistemazione del suo immenso archivio che tra qualche tempo – non è ancora chiaro quanto – Zeffirelli lascerà a Firenze, dopo un batti-e-ribatti con Roma. Pareva infatti che, tramontata l’ipotesi di uno spazio vicino al Piazzale del Re delle Cascine, il patrimonio di Zeffirelli sarebbe finito nei magazzini delle Scuderie Vaticane. Il Comune di Firenze ha poi “raddrizzato” la questione offrendo gli spazi appena restaurati della Fondazione Carnielo, in piazza Savonarola, e dando tutto il mare magnum zeffirelliano (documenti, appunti, bozzetti etc…) in gestione al Teatro della Pergola. Raggiunto nella sua casa romana, a Zeffirelli abbiamo rivolto alcune domande.

Maestro, come trascorrerà il suo 90° compleanno?

Continuerò a mettere in ordine il materiale del mio archivio, come sempre, e poi la sera cenerò con 90 o 100 amici.

Si guardi indietro per un attimo: momenti belli e momenti brutti di questi 90 anni?

Sono tanti, ma più numerosi quelli belli. Anche se quelli brutti effettivamente non son mancati, come i bombardamenti, l’alluvione, la strage di via dei Georgofili. Tutta la nostra vita è costellata da un alternarsi di bene e di male, di buono e di cattivo. La mia vita mi ha regalato tanto bene, ma qualche problemino me l’ha comunque creato.

C’è qualche persona che in tutto questo tempo le è rimasta particolarmente cara e qualcun’altra che invece proprio non riesce a perdonare?

Negli anni ho abbandonato questa netta differenziazione e adesso ho intorno solo gente che mi vuol bene, che mi stima, che mi aiuta. Coloro che negli anni passati non l’hanno fatto, li ho dimenticati.

A quale suo lavoro è rimasto più affezionato?

Parliamo di tre diversi settori dello spettacolo: la musica, la prosa e poi tutti i lavori legati a Firenze. Nella mia attività artistica ci sono stati tanti momenti esaltanti. Come quando diressi l’Euridice di Jacopo Peri nel Giardino di Boboli, nel 1960. Ma Firenze è stata spesso al centro dei miei film, che ho girato sempre con tanta emozione. Per esempio ho ricordato la mia infanzia in Un tè con Mussolini, così come ho sempre cercato di celebrare la statura internazionale di Firenze, della patria di tanti personaggi di qualità, che magari son diventati cittadini di questa città pur essendo nati in Sudamerica o in Siam.

Tanti premi, tanti riconoscimenti, ma le è mancato l’Oscar…

Ma non è problema, perché L’Oscar è un mercato. Se lo danno tra di loro, tra i produttori, perché il film che riceve la statuetta ha il mercato assicurato in America e così via. Sinceramente io non ci ho mai tenuto. I miei produttori qualche volta hanno mandato i miei film a concorrere per l’Oscar e non ce l’hanno fatta, per quanto fossero film di ottimo livello. Anzi, si sono indispettiti perché uno straniero venisse a raccontare storie americane come ne Il Campione (del 1978, ndr). Questo era un film da Oscar. Mah, pazienza.

Le è mancato l’Oscar, ma per ora le manca anche il Fiorino…

Ma il Fiorino lo piglio quando voglio. Anzi, ce l’ho già lì. Lo prenderò quando porterò il mio archivio a Firenze, nei prossimi tempi.

C’è già una data?

È tutto programmato, ma una data certa ancora non c’è. In questi tempi avere dei finanziamenti non è facile. Se qualche illuminato amante della cultura volesse darci una mano, sarebbe il benvenuto. E non lo dico per orgoglio personale, ma credo che questo archivio entri bene nella cultura fiorentina come testimonianza dell’arte scenica di cui mi sono occupato per tutta la vita. Quindi è un arricchimento: non mi permetterai di fare progetti che non mi competono, ma questi materiali spettano a Firenze, anche perché non c’è niente di simile.

Maestro, ma di quale cifra ci sarebbe bisogno per veder coronato il suo sogno di lasciare l’archivio a Firenze?

Se mi aiutate a trovare qualche benefattore, credo che un milione di euro sia più che sufficiente. La sede che il Comune ha messo a disposizione è bellissima. Sarebbe indubbiamente un arricchimento del panorama culturale di Firenze.

Da qualche giorno è arrivato il Commissario al Maggio Musicale Fiorentino. Che ne pensa?

Non ho seguito da vicino la faccenda, ma la considero una dolorosa scomparsa. Vederlo passare inosservato, scavalcato da tanti altri festival, senza ricordare ciò che era negli anni Trenta. Col Maggio Musicale abbiamo veramente riportato l’opera a un’elevata statura culturale. Adesso invece è finito maluccio. Peccato perché orchestra e coro erano magnifici, ma i responsabili non hanno saputo gestire questo patrimonio.

E infine: tra cento anni, come vorrebbe essere ricordato?

Per i miei meriti nel rinnovamento dell’opera, del teatro e della scenografia. Io credo che tra cent’anni qualcuno guarderà ancora certi lavori che io ho fatto e ne trarrà un benefico giovamento.

L'archivio Zeffirelli dovrebbe nascere alla galleria Carniello in piazza Savonarola a Firenze
L’archivio di Franco Zeffirelli dovrebbe nascere negli spazi della Fondazione Rinaldo Carnielo in piazza Savonarola a Firenze, ma occorre trovare un milione di euro

Marco Ferri


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