I politici non si dimettono, il Papa sì

Il coraggio di Ratzinger

di Paolo Padoin - - Cronaca

Papa Benedetto XVI lascia il Pontificato a partire dal 28 febbraio. La notizia ha colto di sorpresa e meravigliato tutto il mondo. Si tratta di un evento che, nella storia millenaria della Chiesa, ha pochi precedenti. Come hanno riferito i quotidiani nazionali e internazionali l’annuncio lo ha dato direttamente Papa Ratzinger, in latino, durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto: “Lascio per l’età avanzata e per il bene della Chiesa. Ho riflettuto a lungo. Ora vivrò una vita di preghiera”. Anche il Papa, responsabilmente, se non si ritiene più all’altezza, passa la mano.

Nel mondo politico, a livello internazionale, non sono infrequenti le dimissioni “responsabili” per motivi che a noi sembrano inimmaginabili. Ultimo esempio: il ministro dell’Istruzione tedesca Annette Schavan ha deciso di rassegnare le dimissioni perché avrebbe copiato la tesi di dottorato all’università di Dusseldorf. Per questa ragione l’università ha deciso di ritirarle il titolo. Il ministro ha annunciato perciò le sue dimissioni nel corso di una conferenza stampa con il cancelliere Angela Merkel che “a malincuore” le ha accettate.

L’ Italia è l’unico Paese nel quale non si ricordano dimissioni volontarie di politici, (Cossiga si dimise dopo l’assassinio di Moro, ma poi è tornato ampiamente sulla scena) amministratori, dirigenti non solo per onesto riconoscimento di inadeguatezza dovuta magari al passare del tempo, ma neppure per motivi di opportunità legati a vicende che offuscano i requisiti morali, di correttezza di comportamento ecc. che dovrebbero essere sempre presenti in chi deve corrispondere alla fiducia dei cittadini o degli amministrati.

Anche in questo siamo un Paese particolare.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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