Stadio di Cagliari nella bufera, con contorno di tribunali, prefetti, ministri

Is Arenas

di Paolo Padoin - - Cronaca

I quotidiani, sportivi e non, si sono occupati spesso delle singolari vicende del nuovo stadio di Cagliari, Is Arenas. Più volte la squadra ha giocato le partite casalinghe in altra città perché la prefettura aveva ritenuto che non fosse garantita la sicurezza. L’ultimo episodio ha dell’incredibile: dopo molti divieti e ricorsi incrociati, il prefetto del capoluogo sardo, Alessio Giuffrida, persona seria e responsabile, aveva negato il nulla osta all’utilizzo dello stadio – i cui lavori non sono stati completati – per la gara col Milan, inducendo la Lega Calcio a spostare la sede a Torino. Apriti cielo!

Il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, va su tutte le furie, fa pressioni per far giocare la partita nel nuovo stadio, presenta immediatamente ricorso al Tar sardo, che dopo qualche giorno gli dà ragione. Alcuni giornali, oltre a criticare la decisione del prefetto, raccontano anche di una telefonata dai toni piuttosto accesi intercorsa tra il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri (notoriamente sensibile agli umori della piazza) e lo stesso prefetto, ipotizzando addirittura un rapido allontanamento di Giuffrida. La notizia è stata riportata il 9 febbraio non solo dal Corriere della Sera, ma anche dal Resto del Carlino di Bologna, città dove la Cancellieri è stata commissario prefettizio.

La partita si gioca a Cagliari, niente succede dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico, il Tar addirittura sentenzia che una partita precedente, quella con la Roma vinta a tavolino dai giallorossi, doveva essere rigiocata perché il divieto prefettizio non era corretto.

Ma quella di Cellino si è rivelata una vittoria di Pirro. Dopo qualche giorno il presidente del Cagliari è stato arrestato, insieme al sindaco di Quartu S. Elena, per tentato peculato e falso ideologico. Ha scritto il Gip che a Cellino deve applicarsi la misura cautelare per «totale mancanza di senso della legalità e di rispetto delle istituzioni». In altri termini, l’arresto è stato disposto perché c’è pericolo che Cellino reiteri i reati e continui a far pressioni per ottenere il via libera all’uso dello stadio. Repubblica del 15 febbraio riporta questo passaggio inquietante dell’ordinanza del Gip: «Cellino è in grado di condizionare uomini e istituzioni».

Dunque il tempo è stato galantuomo, restituendo al prefetto la dignità offuscata, secondo le fonti di stampa, perfino dal suo ministro. Giuffrida, ben conoscendo la realtà locale, avrà saggiamente tenuto conto dell’inchiesta penale, tra l’altro a tutti nota. I prefetti non si basano (a differenza dei Tar) soltanto su valutazioni di carattere formale e documentale, non guardano (a differenza di politici e ministri) a convenienze elettorali né blandiscono le piazze, ma collaborano spesso con la magistratura per far emergere illegalità e ruberie. Com’è successo anche in Toscana per le recenti vicende della Tav.

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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