La battaglia del web è solo all’inizio

Sta girando da giorni sul web, lo stesso terreno privilegiato dai grillini contemporanei, lo stralcio di un noto comizio.

“… Chi è il responsabile? Loro! I partiti!

Per tredici anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare.

Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili!

Io vengo confuso… oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro.

Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento.

Mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano!

Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…

Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta.

È un movimento che non può essere fermato.

Non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.

Noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo…”

L’autore non è uno dei leader del movimento 5 Stelle, ma qualcun altro 80 anni prima: Adolf Hitler, durante un comizio elettorale nel 1932 in occasione delle elezioni in Germania dove raccolse oltre il 37% dei voti.

Il web comunque si scatena in giudizi favorevoli e contrari. Quasi unico il filo conduttore: “Erano altri tempi, non si possono fare paragoni”. Non entro in questa discussione, che non porta – a mio avviso – lontano. Il linguaggio è tipico della circostanza elettorale o meglio della ricerca di consenso. Se potessimo andare indietro nei secoli, forse ne troveremmo di analoghi anche nell’antica Roma e prima ancora ad Atene.

Resta comunque il fatto che chi di web colpisce, di web potrebbe anche finire con la stessa vertiginosa rapidità con cui è cresciuto.

Le contromosse e i tranelli contro i grillini si stanno profilando all’orizzonte. Uno di questi è una mail pervenuta nei giorni scorsi ai centinaia dipendenti di Equitalia e delle Agenzie delle Entrate in tutta Italia. Il mittente – falso – è indicato come “mailing_liste@beppegrillo.it”.

Ecco il testo, che funzionari e impiegati si sono ritrovati la mattina nella propria posta elettronica in ufficio:

Roma 2013: Equitalia e Agenzia delle Entrate arrendetevi siete circondati!!!

Se sei un dipendente di Equitalia o dell’Agenzia delle Entrate.

Allora, hai ricevuto questo messaggio perché alcuni cittadini ci hanno fornito informazioni, fatti e prove su di te che denunciano i tuoi abusi ed i tuoi crimini. Noi ti stiamo monitorando e presto agiremo contro di te. Ti apriremo come una scatoletta!

Se sei un semplice cittadino onesto

Allora hai ricevuto questo messaggio come chiamata a reagire contro questi feudatari vigliacchi. Prima di tutto, inoltra questo messaggio a tutti quei cittadini onesti che stanno subendo le torture di Equitalia. Poi raccogli fatti e circostanze come: email, intercettazioni telefoniche, fotografie, indirizzi, riprese video ed audio ed inviale al Movimento Cinque Stelle.

Noi stiamo raccogliendo un enorme archivio e presto ti daremo la giustizia che meriti. E sarà una giustizia diretta!!!

Le Direzioni di Agenzia delle Entrate e di Equitalia si sono affrettate con un comunicato a definire “falso indirizzo associato in modo fraudolento al Movimento 5 stelle” annunciando denunce alle autorità competenti. La polizia postale sta “attenzionando” il problema, anche se risalire all’autore di uno “spam” è impresa titanica. Ai dipendenti è arrivata una mail aziendale (autentica questa volta) in cui si tranquillizzano i destinatari delle “minacce” definendole spam, posta indesiderata. “La mail in questione, come per tutti i messaggi e-mail di spam – dice la direzione – deve essere cancellata e non deve essere dato credito e seguito al suo contenuto”.

Tra affermazioni e smentite, falsi e originali, tranelli e spam, tira però una brutta aria. La battaglia del web è solo all’inizio.

grillo


Sandro Addario

Giornalista

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