Barducci si ritira da Maggio e Strozzi e lo Stato dà soldi a una struttura che non funzionerà

Firenze, città di fondazioni e di sperperi

di Michele Arcangelo - - Cultura, Lente d'Ingrandimento

In Toscana non ci si annoia mai, soprattutto a livello di relazioni tra politica e cultura. In queste ore c’è un tourbillon di notizie che lega, tutti insieme, Regione Toscana, Provincia di Firenze, Fondazione Maggio Musicale, Fondazione Palazzo Strozzi. Si tratta di rapporti che, soprattutto a Firenze, lasciano perplessi per usare un eufemismo. Soprattutto perché a pagare sono sempre i cittadini e la Cultura.

Cominciamo dalla Provincia. Il presidente Barducci da tempo aspettava il momento buono per smarcarsi da due “impegni” non più sostenibili, quello con il Maggio (di cui è da sempre sostenitore e al quale ha erogato un milione l’anno) e quello con la Fondazione Palazzo Strozzi, a cui, in qualità di socio fondatore, eroga 800mila euro l’anno. Per il secondo anno consecutivo, un altro socio fondatore della Fondazione Strozzi, la Camera di Commercio di Firenze, ha abbassato di 200mila euro il proprio sostegno portandolo a 600mila l’anno, e forse anche per questo Barducci, stante la difficile situazione economica dell’ente a causa del Patto di stabilità, ha deciso di chiudere i rubinetti per entrambe le fondazioni che, tra l’altro, in quanto a successi lasciano di molto a desiderare. Basta pensare al risultato della recente mostra sull’arte degli anni Trenta in Italia, che è stato un mezzo flop mentre quella appena inauguratasi (e dedicata al primo Rinascimento fiorentino) ha costi così alti di realizzazione (2,2 milioni di euro) che non mancheranno ripercussioni sull’intero bilancio della Fondazione presieduta da Lorenzo Bini Smaghi.

La “ritirata” di Barducci ha innescato un battibecco mediatico col presidente della Regione Rossi, che evidentemente si è riverberato sulla presentazione della nuova mostra di Palazzo Strozzi, cui non ha presenziato alcun rappresentante della Provincia, mentre l’assessore regionale alla cultura Scaletti non si è vista e il Comune ha spedito al tavolo dei presentatori le terze linee. Come se non bastasse, Rossi ha già annunciato che onorerà lui gli impegni di Barducci, subentrandogli, quindi, a Strozzi (con 800mila euro di erogazione) e coprendo anche la quota per la Fondazione Maggio che doveva arrivare dalle casse di Palazzo Medici Riccardi.

Ma l’affaire Maggio è ancora più complicato perché incomprensibile nella sostanza degli atti e delle azioni dei suoi protagonisti. Se da un lato Barducci non darà più un centesimo a via Solferino ma Rossi lo rimpiazzerà (portando a 26 milioni il contributo regionale per quest’anno), dall’altra il sindaco Renzi le studia tutte per cercare di puntellare la cattedrale nel deserto costruita pericolante: il nuovo teatro teatro dell’opera. Mancano circa 100 milioni per completarlo, 40 dei quali servono per costruire la torre scenica per la sala lirica, quella da 1800 posti (200 in meno del vecchio Teatro Comunale di Corso Italia). Ebbene, di questi 40, circa la metà (21 milioni) li ha già stanziati la Regione Toscana, ma per i restanti 19 occorreva farsi venire delle idee brillanti. Ecco quindi la notizia di ieri che la Giunta di Palazzo Vecchio ha approvato il “Contratto di valorizzazione urbana”, che impegna formalmente da un lato il Comune di Firenze a realizzare il progetto di riqualificazione previsto, e dall’altro il Ministero ad erogare le risorse assegnate, che ammontano a oltre 14 milioni di euro sui 25 milioni di costo totale delle opere. La “valorizzazione urbana” è relativa – guarda caso – all’area del nuovo Teatro dell’opera delle Cascine e non a caso alcuni stanziamenti riguarderanno il “Completamento Corpo A” ovvero “la realizzazione della torre scenica della sala lirica, la realizzazione della sale prova coro, la sala prova ballo, i camerini, i laboratori, i depositi, parcheggi e gli uffici della Fondazione Maggio Musicale nonché gli spazi ristorazione e i completamenti impiantistici. Per procedere nell’intervento di completamento, è prevista la realizzazione della sala prove orchestra, fondamentale per lo sviluppo delle attività di intrattenimento e di esecuzione”.

Il problema è che appena qualche giorno fa il commissario del Maggio – chiamato a sostituire la sovrintendente Colombo rea di non aver invertito la tendenza al tracollo della Fondazione – oltre ad affermare che o si interviene duramente con dei tagli o a fine aprile la Fondazione chiude, ha detto, riferendosi proprio al nuovo teatro dell’opera, che “la struttura ha costi di gestione spaventosi, assolutamente insostenibili da parte della fondazione. Potrei far qualche numero in proposito, ma sarebbe meglio non farlo e infatti non lo farò”.

Insomma i soldi dello Stato (ministero delle Infrastrutture) devono essere spesi per forza per tentare di completare una struttura che ha costi insostenibili per l’ente che la dovrebbe gestire. Ora, non c’è bisogno di un master alla facoltà di Economia di Harvard per capire che i soldi dello Stato in questo caso saranno sicuramente gettati al vento. Come se Firenze non avesse altre esigenze impellenti.

Inoltre, il Ministero per i Beni Culturali ha appena reso noto i numeri degli stanziamenti per il 2013. Agli spettacoli dal vivo toccheranno poco più di 347 milioni di euro, quota entro la quale sta anche il Fondo Unico dello spettacolo che nel 2011, per esempio, era di 359 milioni, e nel 2012 è cresciuta di poco. Ma quest’anno il Fus si ridurrà ulteriormente. Ciò significa che anche la quota-parte che toccherà alla Fondazione Maggio Musicale per l’anno in corso sarà ancor minore rispetto ai 15,2 milioni di euro dell’anno precedente.

Mancando questi soldi, mancando le risorse di buona parte dei contributori privati e al netto della disastrosa situazione finanziaria della Fondazione presieduta da Renzi, la delibera di Giunta che utilizza i soldi del ministero delle Infrastrutture per il nuovo teatro dell’opera, appare uno degli atti (frutto di azioni) meno comprensibili di questa amministrazione che ha deciso di percorrere la via del buon senso. Ma in senso inverso.

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