Mentre Roma discute, Londra taglia lo stato sociale
Mentre a Roma si discute su tutto, a Londra si smantella lo stato sociale. Molte le misure che cambieranno totalmente il welfare, per fronteggiare le emergenze economiche ma soprattutto – è il parere del governo di David Cameron – per colpire coloro che vivono ingiustamente di sussidi, che dovrebbero andare a chi è realmente bisognoso.
Anziché aumentare le tasse come in Italia, nel Regno Unito si taglia la spesa pubblica con l’accetta. Non con i proclami, come spesso siamo abituati a sentire dalle nostre parti.
Già da lunedì scorso 1 aprile a Londra è in vigore la cosiddetta “bedroom tax”: verranno tagliati i sussidi pubblici alle famiglie che in casa hanno una stanza in più rispetto alle loro necessità. Di fatto lo Stato spinge ad andarsi a cercare una casa più piccola, lasciando quelle più grandi alle famiglie numerose. Altra novità rilevante riguarda il sistema sanitario nazionale. Le strutture pubbliche che assicurano i servizi di cure primarie (Primary Care Trust) verranno sostituite da consorzi privati di medici e infermieri che gestiranno le risorse dello stato per assicurare le cure ai pazienti e l’acquisto dei farmaci.
Da lunedì prossimo 8 aprile entra in vigore il “Personal Independence Payment”: i sussidi per i disabili non saranno più erogati solo in base alla malattia della persona, ma alle conseguenze che limitano la persona stessa. E questo con accertamenti diretti e non solo con la presentazione di idonea documentazione.
Dal 15 aprile poi gli inglesi non potranno ricevere dai servizi sociali più soldi del reddito familiare medio annuale pari a 26 mila sterline. Una misura che partirà sperimentalmente in alcuni quartieri di Londra per poi estendersi gradualmente a tutto il territorio nazionale entro settembre. L’ultima misura entrerà in vigore il 28 aprile. Si tratta del cosiddetto “credito universale”, un unico sussidio al posto di sei diverse fonti di reddito per i disoccupati.
Aumenteranno i poveri, secondo gli oppositori della riforma. Ci sarà più equità e meno sperperi per i sostenitori del cambiamento. Varrebbe la pena, per tanti nostri “tecnici” e amministratori, anche locali, di andare a risciacquare i panni nel Tamigi. A spese proprie naturalmente.
