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Ricorrenze militari a porte chiuse

Per il nuovo presidente del Consiglio Enrico Letta le spese per celebrare gli anniversari delle Forze armate e dei Corpi di polizia sono considerate «non strettamente necessarie per la funzionalità delle Istituzioni».

Con una lettera inviata ai ministri competenti (vedi), pubblicata sul sito del Governo, il premier ha disposto che dette celebrazioni dovranno avvenire solo all’interno di ogni struttura militare o di polizia «e con la partecipazione limitata al personale dipendente». Addio dunque a Carabinieri e Polizia in piazza in mezzo alla gente per celebrare i loro anniversari. Addio alle scolaresche invitate a questi incontri e nelle caserme delle Forze  Armate, come appena due giorni fa è successo per la festa dell’Esercito a Firenze. Addio alla gente che applaude. Tutto a porte chiuse.

Mira indubbiamente a obiettivi di alto profilo il primo – e così urgente – provvedimento del Presidente del Consiglio in materia di strategie militari e ne rivela tutte le ambizioni. Dopo aver dedicato, nel discorso di insediamento, due righe scarse agli impegni delle Forze armate sugli scenari internazionali ed aver solennemente dichiarato che deve essere data effettiva concretezza al valore della specificità dei corpi armati dello Stato, a seguito dei tragici eventi che hanno colpito i Carabinieri, si parte con misure concrete che riguardano il cerimoniale. Sì, avete inteso bene, il cerimoniale. Evidentemente le gerarchie istituzionali sono ben consapevoli di quanto la forma sia espressione di sostanza e di questo siamo contenti.

Nella nota che compare sul sito di Palazzo Chigi, per il 2 giugno viene confermata, ma in forma ridotta, la parata militare a Roma ma, per il resto, viene abolita ogni altra celebrazione in pubblico, sia a livello nazionale che locale, per le varie ricorrenze delle singole organizzazioni. Anche a Firenze probabilmente non avremo pertanto rievocazioni e rassegne di Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza, tradizionali un tempo per l’inizio dell’estate. Festa per festa non ci resta pertanto che sperare nel buon sindaco Matteo Renzi, affinché non si faccia trascinare nel clima di mesta sobrietà ed insista con qualche nuova kermesse, come la recente notte bianca e, soprattutto, ci mantenga la vera e propria «ribotta» di Capodanno.

Al di là di ogni nota di umorismo, è pur vero che attraversiamo una crisi economica feroce e che ad una certa misura, non solo per quanto riguarda la spesa, deve essere impostato il comportamento  di ogni amministrazione. Tuttavia se si vuol parlare di risparmi forse è più oneroso per lo Stato un derby di calcio o un concerto di Jovanotti.

Mentre invece sarà perduta l’occasione di un incontro fecondo tra istituzioni e cittadinanza, quando il momento invece richiederebbe di incrementare ogni impegno in tale prospettiva. Si sceglie di evitare ogni presentazione pubblica solenne, negli anni più recenti attuata a costo zero nelle sedi periferiche, di alcune delle componenti più rappresentative della compagine statale, che già peraltro godono di buona reputazione e si collocano sempre ai vertici delle classifiche di gradimento nei vari sondaggi condotti tra la gente.

Per mantenere tali elevati livelli di apprezzamento alle forze armate, ancora severamente impegnate in vari teatri, basterà continuare sugli attuali livelli di efficienza. Come pure alle forze di polizia sarà più che sufficiente il consueto e costante impegno, che la popolazione loro riconosce, nella lotta senza quartiere al crimine di ogni tipo. Per i vari organismi del soccorso il discorso è il medesimo. Per tutti costoro la vera e più sentita festa è, si creda, servire il cittadino.

Non siamo invece sicuri che provvedimenti di questo tipo siano utili per gli alti responsabili della cosa pubblica allo scopo di ricostruire una credibilità che negli ultimi tempi è stata messa sempre più in discussione. Salvo che le cose non stiano diversamente e le scelta governativa non sia maturata anche in ossequio a certi appannamenti che già in passato portarono all’annullamento della sfilata militare del 2 giugno. E che, di fatto, con la scusa del risparmio si punti in realtà ad allontanare il legame tra la gente  e chi quotidianamente opera per la sua sicurezza.

 

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