Paolo Padoin intervista Tindari Baglione, nuovo Procuratore Generale a Firenze

Tindari Baglione: «Il mio ritorno a Firenze»

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin

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Tindari Baglione è il nuovo Procuratore Generale a Firenze

Tindari Baglione è il nuovo Procuratore Generale a Firenze

Oggi 7 giugno si insedia il nuovo Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Firenze. È il dottor Tindari Baglione, fiorentino. Entrato in magistratura nel 1970 ha iniziato la sua carriera come giudice al tribunale di Nuoro e quindi nel 1972 a Venezia presso il tribunale dei minorenni. È stato quindi Pubblico ministero a Firenze dal 1986, prima presso la Procura poi presso la Procura Generale. Nel 2000 è nominato Procuratore capo a Pistoia e nel 2005 sostituto Procuratore generale presso la Corte di Cassazione a Roma. Il 7 maggio scorso il Consiglio Superiore della Magistratura ha deliberato la sua nomina a Procuratore Generale a Firenze.

Nel giorno del suo insediamento, Paolo Padoin intervista per FirenzePost l’amico di sempre Tindari Baglione.
 
 

Quando mi hanno nominato prefetto di Firenze è stata per me un’enorme soddisfazione. Che effetto ti fa tornare nella nostra città con responsabilità di vertice?

Per me è un ritorno, in un ruolo diverso, in un Ufficio che ho amato e che mi ha dato tanto sul piano professionale, ma non solo. Sono emozionato e preoccupato, ma ho anche tanta fiducia. Volevo finire la carriera nella mia città e ci sono riuscito: i miei genitori, se vivi, sarebbero felici di ciò. Spero solo che, con l’aiuto della Madonna del Santuario del Tindari, possa essere in grado di svolgere in maniera adeguata il compito che il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto di potermi affidare.

Per esperienza familiare e personale ritengo che la maggior parte dei magistrati compia con passione, professionalità e sacrificio il suo dovere senza ambire a proscenio politico e mediatico.

Sarà questo lo spirito che informerà il lavoro della Procura Generale, un ufficio nel quale ho il piacere di avere con me colleghi che già conosco, con i quali ho lavorato e con i quali ho mantenuto ottimi rapporti personali, come Beppe Nicolosi, Sandro Crini, Luciana Piras, Giancarlo Ferrucci. Eva Celotti era in Corte di Appello, Luciana Singlitico alla Procura della Repubblica, Vilfredo Marziani l’ho conosciuto uditore giudiziario, e ciò mi fa capire che sono vecchio, se lui è già in Procura.

Nell’ultimo suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario mio padre, che hai conosciuto all’inizio della carriera, dopo aver enumerato i problemi della giustizia ha concluso: «affidiamoci alla divina Provvidenza». Era il 1978, cos’è cambiato da allora?

È stato un grande magistrato Francesco Padoin, un grande uomo, un maestro e un esempio per tutti noi. Nel suo discorso del 1978 ha esposto problemi della giustizia che ancora oggi purtroppo sono attuali e che dovranno essere risolti con misura e buon senso.

Qual è il tuo personale messaggio alle istituzioni e ai cittadini della Toscana?

In queste occasioni non si sfugge alla tentazione di «fare discorsi» belli, lunghi e, talvolta, anche fuor di luogo. Io questa volta voglio far ricorso al linguaggio del silenzio e promettere un silenzioso lavorare, cercando di operare nel modo migliore nel più assoluto riserbo, come si converrebbe a ciascun magistrato.

Perché il silenzio aiuta?

È nel silenzio che ciascuno di noi riesce a conciliare l’intelligenza della mente con la sapienza del cuore per superare, in molte circostanze della nostra professione, il conflitto latente che spesso esiste tra «jus et lex». Ed in questo silenzio sento dentro di me quello che Proust chiama l’intermittenza del cuore: il mio passato diventa presente, vive oggi con il mio presente ed in questo tempo interiore sono vivi tutti i colleghi di un tempo.

Un ricordo tra i tanti?

Un minuto di questo silenzio vorrei dedicarlo alla memoria di due magistrati del pubblico ministero che non sono più fra noi e che mi furono particolarmente cari: Gabriele Chelazzi che, appena arrivò alla Procura della Repubblica di Firenze, volli accanto a me, con il consenso del procuratore dell’epoca dottor Giuseppe Pedata, nelle indagini sull’organizzazione terroristica denominata comitato toscano delle brigate rosse, e Piero Vigna, il più bravo di tutti noi.

Il Procuratore Generale di Firenze Tindari Baglione durante il suo intervento stamani a Palazzo di Giustizia

Il Procuratore Generale di Firenze Tindari Baglione durante il suo intervento stamani a Palazzo di Giustizia

FOTOGALLERY DELLA CERIMONIA A PALAZZO DI GIUSTIZIA

 

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già Prefetto di Firenze
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Commenti (1)

  • Biagio Agnello

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    Quando a gennaio del 1989 presi servizio a Firenze, il dr. Tindari Baglione era già alla Procura Generale e non ho avuto modo di lavorare con lui. Però lo conosco e lo apprezzo sia per la notevole capacità professionale che per il suo equilibrio e le sue doti umane . Un grande acquisto per Firenze. Biagio

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