«Finanza e sviluppo, un connubio difficile»

FIRENZE – La finanza e i sistemi finanziari sul banco degli imputati. Con una sentenza ancora da definire, non si sa bene se di condanna o di assoluzione. “Diciamo agli arresti domiciliari” dice con una battuta il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, invitato a Firenze dal presidente di Ente Cassa di Risparmio Giampiero Maracchi per una conferenza sul tema: “Un sistema finanziario al servizio dello sviluppo economico” presso l’Auditorium della fondazione. Un occasione per sviluppare i temi affrontati da Rossi anche nel suo recente libro “Processo alla finanza”. Tra i presenti Giuseppe Guzzeti presidente dell’Acri e Luciano Barsotti, presidente Consulta regionale delle fondazioni bancarie.
“Stiamo vivendo la prima grande crisi del mondo globale, quella del ’29 era un’altra cosa – premette Maracchi nel presentare l’ospite – e occorre tracciare nuove strade. Bisogna ripartire dal lavoro, specie dalla formazione. Ci vorrà tempo, ma se non si comincia non si arriverà a nessun risultato”.
“La finanza è stato un salto evolutivo nella storia dell’uomo – dice Rossi – perché ha consentito di farlo uscire dalle necessità del momento proiettandole in una dimensione futura. Da qui, ad esempio, la nascita del risparmio e il trasferimento del rischio in periodi temporali più ampi”. Non tutto però può essere affidato al libero mercato. “Occorre spostare l’equilibrio verso regole più precise – dice Rossi – perché la finanza è fatta di materia prima fragilissima. Come una complessa rete di strade con tanti incroci. Dove servono – ancor più che nella rete viaria – codici, regolamenti, semafori, vigili urbani”.
In tema di mercati finanziari Rossi cita anche un personale aneddoto. “Un amico mi chiese un parere sulla validità di un investimento che gli avevano proposto. Gli risposi di togliere dal rendimento prospettatogli il tasso d’inflazione previsto per la durata del suo investimento. Sei tu che la vivi tutti i giorni quando vai a fare la spesa – gli dissi – sei più bravo di qualunque centro di ricerca. Se il risultato di questa sottrazione è ancora superiore al tasso del 3%, comincia a dubitare. Ancora qualcosa non va. Stai correndo qualche rischio e devi esserne consapevole”.
Oltre ad avere bisogno di regole, il sistema finanziario dovrebbe essere da traino per lo sviluppo. Ma finanza e sviluppo in Italia, secondo Rossi, viaggiano ancora su binari separati. L’una non supporta l’altro, come ad esempio nel caso dei progetti innovativi, che all’estero trovano supporto nelle operazioni di “venture capital” ma che in Italia hanno scarsa applicazione per le ridotte dimensioni delle imprese che tentano nuovi approcci al mercato. Né si può pensare che il credito bancario sia l’unico mezzo di finanziamento, perché “non si può chiedere ad un banchiere di essere amante del rischio a tutti i costi, dal momento che non gestisce soldi suoi ma dei risparmiatori che hanno riposto fiducia nel suo istituto”.
