Casaleggio scopre il rischio rivolta

Gianroberto Casaleggio
Gianroberto Casaleggio

L’Italia va incontro alla rivolta. Forse non alla guerra civile, ma sicuramente a problemi di ordine pubblico. E’ il pensiero di Gianroberto Casaleggio, l’ideologo del M5s, che, in un’intervista a Gianluigi Nuzzi pubblicata sul blog di Beppe Grillo, spiega: “Io penso che il Paese avrà nei prossimi mesi, non so quanti, uno shock economico. Uno shock che potrebbe portare a una ridefinizione della rappresentanza politica oppure a uno spostamento della politica da problemi politici a problemi di carattere sociale: disordini, rivolte. Quindi qualcosa che non può essere dominato dalla politica. Non una guerra civile ma sicuramente delle situazioni difficilmente controllabili dal punto di vista dell’ordine pubblico. Il Paese ha bisogno di una svolta e questa svolta tarda a venire mentre l’economia continua a peggiorare sensibilmente”.

Casaleggio insiste sulla necessità di un ricambio della politica, torna sul concetto a lui caro di “democrazia digitale” e parla anche degli scenari futuri. O almeno di quello che secondo lui potrebbe divenire l’orizzonte politico italiano. Un orizzonte privo di partiti: «I partiti sono una costruzione, un’organizzazione. Quindi come tutte le organizzazioni hanno un senso quando sono state create, ma nel tempo devono cambiare o si devono sostituire». Parla di internet, ma anche di politica, di Napolitano, di Renzi. Ritiene impraticabile un governo col Pd; in tal caso uscirebbe dal M5s. Racconta che l’incontro col presidente Napolitano è stato molto cordiale: «è una persona molto disponibile a ascoltarci, ho trovato una consapevolezza della situazione del paese. Il suo limite è l’età, soprattutto. È in politica da molti anni, è necessario un ricambio». Quanto a Renzi, Casaleggio spiega che per lui politica è confronto con i cittadini. E aggiunge: “Renzi rappresenta una corrente del partito democratico, non interessano i politici, interessa l’opinione pubblica”.

Fanno discutere soprattutto le previsioni di una possibile rivolta in Italia, tanto che qualcuno considera le parole di Casaleggio quasi come un invito alla rivoluzione. Non mi meraviglierei se qualche solerte procuratore avviasse un’indagine in merito. Non c’era però bisogno di scomodare un guru per avanzare l’ovvia ipotesi di prossimi disordini. Chi, come i prefetti, ha la possibilità di osservare la realtà concreta del paese – e non fonda i propri giudizi sulla realtà virtuale espressa da sondaggi o da vacui dibattiti televisivi – da tempo ha lanciato un preciso segnale, in seguito convalidato perfino dai servizi. Già nel 2009, quando cominciarono ad avvertirsi le prime pesanti difficoltà, in una città significativa come Torino emerse una precisa diagnosi: se il governo non fosse intervenuto con misure urgenti per risanare l’economia, dare respiro alle imprese e ai piccoli risparmiatori, abbattere costi e sprechi della politica, non solo le istituzioni locali, ma anche quelle centrali avrebbero fatto fatica a contenere il disagio sempre crescente di larghi strati della popolazione. Da allora la situazione non è sostanzialmente migliorata, anzi. Le inchieste della magistratura hanno mostrato quali sprechi si annidino nei meandri della politica nazionale e locale. Le spese folli di alcuni consigli regionali non hanno certo contribuito a rasserenare i cittadini. Sono nati così alcuni movimenti più o meno spontanei, quello dei forconi in Sicilia, quello degli indignados un po’ dovunque, mentre non cessano le contestazioni in val di Susa, ormai diventata un centro di attrazione per i movimenti di lotta violenta di tutta Europa, che hanno soppiantato i valligiani nella protesta.

Se i nostri politici continueranno nei loro atteggiamenti miopi, se non provvederanno a dare un deciso taglio a costi e privilegi della casta, se non verranno incontro alle giuste esigenze dei cittadini, credo anch’io che andremo incontro a un periodo difficile sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico. Il pericolo non viene certo dalle esternazioni di Casaleggio; è la situazione del paese che, se non si attua un cambiamento in tempi rapidi, potrebbe comportare seri rischi. Speriamo che il governo riesca a portare a termine le riforme necessarie, disinnescando le tensioni e prevenendo in tal modo gravi problemi che potrebbero minare la civile convivenza.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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