Un decennio di pittura a Castello Pasquini

Mario Schifano, ottanta opere a Castiglioncello

di Cristina Degl'Innocenti - - Cultura

Mario Schifano

Mario Schifano

CASTIGLIONCELLO – Una scelta singolare quella del Comune di Rosignano, di ospitare una mostra su Mario Schifano (1934 – 1998) a Castello Pasquini, luogo in genere deputato più alla pittura della stagione dei Macchiaioli. Mario Schifano è stato e rimane una figura controversa nel panorama dell’arte italiana contemporanea. La mostra curata da Luciano Caprile in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano offre al visitatore una raccolta di ottanta opere che abbracciano un periodo ristretto dell’attività dell’artista, quella cha va dal 1960 al 1970.

Un decennio nel quale l’artista riflette e lavora su alcuni di quei temi che ne caratterizzarono fortemente l’opera anche negli anni successivi. Così il tema della finestra/schermo attraverso cui entrare in contatto con la realtà, le insegne pubblicitarie/simboli-icone del contemporaneo, come quella della Coca Cola o della Esso; il “futurismo rivisitato”, i paesaggi stellati e le “palme” che riecheggiano i paesaggi della sua infanzia, in Libia, la televisione e i media. Con quella varietà di linguaggio e tecniche che fanno di Schifano un precursore dei tempi e delle mode.

La ricerca e l’attività di Schifano, in un periodo nel quale domina la pittura informale, si rivolge ad una realtà filtrata dal linguaggio nuovo dei mezzi di comunicazione e della televisione, in particolare, che l’artista rielabora criticamente per riproporla attraverso il suo linguaggio colorato e composito. Dirà infatti: “Erano gli anni dell’informale (…) O uno andava nelle strade a guardava i cartelloni pubblicitari o andava nelle gallerie a vedere i quadri informali. Starnamente per me e altri pittori era quello che si trovava all’esterno delle gallerie che ci sollecitava”.

Sono presenti in mostra anche alcuni lavori realizzati da Schifano negli anni in cui l’artista viene in contatto con la la realtà americana, nuovo polo della ricerca artistica di quegli anni. Si recherà a New York, la “nuova Parigi”, e prenderà contatto con la Pop art. Qui conosce Jasper Johns e Andy Warhol. I temi della Pop art sono affrontati dallo stesso Schifano che li usa in senso critico e ironico come sempre del resto. “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente alle esperienze pop”, rivendicando in tal modo una sorta di distacco, ma anche di differente linea espressiva e di non sudditanza rispetto all’esperienza americana di quegli anni.

La mostra, accompagnata anche dalla proiezione di video realizzati dallo stesso Schifano e interviste sarà visitabile fino al 6 ottobre 2013.

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