Il nuovo ddl modifica l'ordinamento degli enti locali

Il Governo ci riprova: abolite le province

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

Il Governo va avanti sullo svuotamento delle Province. Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi il disegno di legge che dal 2014 istituisce le Città metropolitane, trasforma le amministrazioni provinciali in enti di secondo livello con funzioni minime di pianificazione e semplifica la disciplina delle Unioni di Comuni. Si tratta del secondo tassello dopo il Ddl costituzionale varato il 5 luglio scorso e volto ad eliminare il termine «Province» dagli articoli 114 e seguenti della Costituzione. Su entrambi i provvedimenti dovrà arrivare l’ok del Parlamento. In extremis è stata inserita anche una norma che avvia il percorso per il taglio degli oltre 3mila enti intermedi tra Comuni e Regioni.

L’intervento dell’esecutivo si è reso necessario dopo che la sentenza 220 della Consulta agli inizi di luglio ha sancito l’illegittimità costituzionale sia dell’articolo 23 del decreto salva-Italia, approvato dal governo Monti, che trasformava le Province in enti di secondo livello, sia gli articoli 17 e 18 della spending review, che prevedevano il taglio di quelle con meno di 350mila abitanti e un’estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati e avviavano le città metropolitane (riforma congelata dalla successiva legge di stabilità). In attesa della legge costituzionale che sancisca l’abolizione dagli articoli 114 e seguenti della Carta, il nuovo Ddl istituisce un ente di area vasta, governato  dai rappresentanti dei Comuni e dotato di poche funzioni di pianificazione. L’unica competenza vera che questi nuovi enti manterranno è quella sulla manutenzione delle strade.

Scomparirà la Giunta provinciale; il presidente sarà un sindaco in carica eletto, con un sistema di voto ponderato, dall’Assemblea dei primi cittadini; il Consiglio provinciale sarà costituito dai sindaci dei Comuni con più di 15.000 abitanti e dal presidente delle Unioni di Comuni del territorio con più di 10.000 abitanti. La trasformazione si avvierà entro 20 giorni dalla data di proclamazione dei sindaci eletti nelle prossime tornate amministrative con l’elezione del nuovo presidente e l’insediamento del Consiglio.  Dal 1° luglio dell’anno prossimo, le città metropolitane subentreranno alle province: fino ad allora, sono comunque prorogati gli enti provinciali in carica, incluse le gestioni commissariali.

Nei territori di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria dal 1° gennaio 2014 dunque nasceranno le Città metropolitane. Che si occuperanno di pianificazione strategica, servizi pubblici, viabilità, trasporti, sviluppo economico e prenderanno il posto delle rispettive province. Da quel momento comincerà l’iter per l’adozione dei nuovi statuti che dovrà concludersi entro sei mesi. Le Città metropolitane saranno in carica con i loro tre organi: il sindaco metropolitano, cioè il sindaco del comune capoluogo che insieme ai primi cittadini di tutti i municipi con più di 15mila abitanti e ai presidenti delle unioni di comuni con più di 10mila abitanti formerà il consiglio metropolitano, accanto al quale opererà anche una conferenza metropolitana formata dall’insieme dei sindaci. In alternativa lo statuto potrà prevedere un sistema di elezione a suffragio universale sulla base di una legge elettorale nazionale. A partire dal 2014 nascerà anche la Città metropolitana di Roma capitale che sostituirà sia il Comune che la Provincia di Roma.

Da questa rivisitazione del sistema istituzionale italiano il governo si aspetta, in due anni, risparmi per 1 miliardo. «Il personale politico costa 120 miliardi di euro, con l’accorpamento delle funzioni i risparmi saranno subito di circa 600-700 mln. Altri risparmi arriveranno con la norma a regime», ha spiegato il ministro Delrio.

Per il presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Antonio Saitta, era sull’accorpamento e sulla riduzione delle sedi dello Stato nei territori (per esempio, uffici distaccati dei ministeri e prefetture) che si doveva puntare: il risparmio sarebbe stato di ben 2,5 miliardi mentre «lo svuotamento delle funzioni è folle: si spostano sui Comuni, che non hanno strutture tecniche per gestirle, funzioni cruciali, come la gestione di 5000 edifici scolastici. I Comuni in dissesto come potranno assicurare manutenzione e sicurezza?».

Soddisfatti i sindaci, che con il primo cittadino di Bologna, Virgino Merola, delegato Anci alle riforme istituzionali, riconoscono al Governo il merito di «essersi assunto la responsabilità di mettere mano, nei tempi promessi, a questa importante riforma, che avrà ricadute positive per la nostra comunità» ma si mostrano comunque, prudenti sugli sviluppi del provvedimento. «Ora – ha concluso Merola – attendiamo il testo definitivo per capire bene l’organizzazione della nuova Città metropolitana, come sarà strutturata e quali funzioni avrà».

Sul piede di guerra i sindacati, «auspichiamo che tanto lei, quanto tutti i presidenti delle Province, siano al nostro fianco nelle prossime iniziative pubbliche», scrive in una lettera aperta al presidente Upi l’Unione sindacale di base del pubblico impiego. E Fp-Cgil chiede garanzie su servizi e occupazione.

Speriamo che questa volta il tentativo vada a buon fine e che, oltre al sacrificio delle province, che in fondo erano gli enti meno responsabili della voragine delle spese locali, si inizi a operare un robusto sfoltimento  anche in ambito regionale, visto che le cronache (e la magistratura), nel recente passato,  hanno avuto modo di occuparsi di irregolarità e ruberie di gruppi o esponenti politici di alcuni Consigli regionali.

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già Prefetto di Firenze
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