La riforma modificata in parlamento: a rischio i risparmi di spesa previsti

Tagli alle province, raddoppiano le città metropolitane

di Paolo Padoin - - Lente d'Ingrandimento, Politica

Graziano-Delrio

Il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Graziano Delrio

L’hanno chiamato disegno di legge «svuota province» ma in compenso potrebbe riempire l’Italia di città metropolitane. I super capoluoghi, alla Camera, si moltiplicano giorno dopo giorno, emendamento dopo emendamento. Da 10 che dovevano essere potrebbero diventare 18, quasi il doppio.

DISEGNO DI LEGGE. Il disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri prima dell’estate mirava a togliere poteri alle province in attesa della loro cancellazione. Anche per compensare questo «svuotamento» nascevano le città metropolitane: i grandi capoluoghi destinati ad amministrare anche il territorio della provincia, con un’amministrazione unica e un sindaco unico. Se ne parla da più di 20 anni. Rispetto al testo presentato da Palazzo Chigi la Camera ha proposto due emendamenti firmati non da un paio di parlamentari ma dalla commissione Affari costituzionali. Il primo dice che possono diventare città metropolitane anche le province che hanno più di un milione di abitanti (Bergamo con 1 milione e 94 mila; Salerno con 1 milione e 93 mila e Brescia 1 milione e 246 mila). Il secondo prevede che siano introdotte nuove aree anche nelle Regioni a statuto speciale, prima escluse, estendendo lo status anche a quelle «già all’uopo individuate con legge regionale». Tre siciliane (Palermo, Catania e Messina) più, con ogni probabilità, Cagliari e Trieste.

RISPARMI. L’Istituto Bruno Leoni ha rifatto i conti dei risparmi possibili derivanti dalla cancellazione delle Province: arrivando alla conclusione che il beneficio potrebbe essere ben più consistente delle stime fatte finora. Ossia, un miliardo e 894 milioni l’anno. Cento milioni dai costi della politica, 61 dalla spese di amministrazione, un miliardo e 38 milioni grazie alle economie di scala e 695 milioni con le esternalizzazioni di alcune funzioni, quali i centri per l’impiego inefficienti e costosi. Ma il medesimo studio mette in guardia circa il rischio che la nascita delle città metropolitane si possa rivelare un’arma a doppio taglio, poiché le stesse sono state individuate non sempre sulla base di criteri di efficienza, bensì per calcoli politici. Lo studio fa l’esempio di Reggio Calabria, promossa città metropolitana sebbene la Provincia reggina sia soltanto trentunesima per popolazione, con un numero di residenti (566 mila) inferiore a quello dei cittadini della Provincia di Cuneo (592 mila) e un territorio pari ad appena il 46% del cuneese. Per non parlare di Trieste, che ha meno di 250 mila abitanti e appena sei Comuni su circa 200 chilometri quadrati. Il massimo però è in Sicilia. Dove la Regione autonoma ha deciso di eleggere ben tre città metropolitane: il 20% del totale nazionale. Lo studio ricorda che, pur essendo Catania e Palermo due grandi centri urbani, in Lombardia ci sono Province con più residenti sia dell’una che dell’altra e che Messina ha meno abitanti e un’estensione territoriale inferiore alla Provincia di Perugia.

RIFORME. Con queste premesse il primo provvedimento del Governo, volto a ridurre i costi della politica, nasce sotto cattivi auspici e darà fiato alle proteste popolari che reclamano invece un’azione rapida e incisiva proprio su questo tema, e attendono soprattutto risparmi nelle spese faraoniche delle regioni. E il presidente della Repubblica, ubiquo e tuttofare, non ha niente da rilevare in proposito? Anche questo è un ottimo assist a coloro che in Parlamento (i grillini, ma anche Forza Italia) si schierano a favore di un rapido ritorno alle urne, nonostante i paletti frapposti dalle massime Autorità dello Stato.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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