Dopo la denuncia di FirenzePost sullo stop alle casse d'espansione

Arno, saltano i lavori. Scandalo? L’Autorità di bacino indaga

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Politica, Primo piano

L'Arno in piena agli Uffizi

L’Arno in piena agli Uffizi

FIRENZE – “Il rinvio dell’esproprio dei terreni per la cassa d’espansione di Pizziconi, a Figline, è sorprendente: entro Pasqua convocherò la cabina di regìa dell’Arno per capire i motivi”.

Gaia Checcucci

Gaia Checcucci

Gaia Checcucci reagisce così alla notizia, pubblicata in anteprima da FirenzePost, sulla decisione del commissario regionale Oreste Tavanti di prorogare per due anni gli espropri , fermando, di fatto, l’iter per dare il via ai lavori della cassa d’espansione  che avrebbe rappresentato una delle prime opere concrete per trattenere l’acqua dell’Arno a monte di Firenze. E’ vero che per raggiungere una ragionevole sicurezza bisognerebbe fermare 200 milioni di metri cubi d’acqua a monte di Firenze, ma è altrettanto vero che bisognerebbe cominciare a far qualcosa. La cassa d’espansione di Pizziconi dovrebbe essere in grado di trattenere 4 milioni e mezzo di metro cubi d’acqua. Che sommati ai 5,5 di Restone, sempre da costruire, lì nel Valdarno, arriverebbe a 11 milioni.

Il problema? Lo stop agli espropri interrompe, di fatto, anche il nuovo cronoprogramma dei lavori. Che prevedeva la presentazione del progetto definitivo per il 28 febbraio, a quanto pare non avvenuta. E in ogni caso non ne è stata data notizia. Seconda tappa il 31 luglio, con la presentazione del progetto esecutivo. Terza tappa il 31 dicembre con l’aggiudicazione dei lavori e il via alle ruspe.

Morale? Tutto bloccato, tutto rinviato. E la Regione che fa? Anna Rita

Anna Rita Bramerini

Annarita Bramerini

Bramerini, assessore all’ambiente, si è preoccupata di capire. Ha chiesto al commissario Tavanti di conoscere lo stato del  cronoprogramma e vuol sapere se sarà rispettato.  Serve chiarezza. Ma soprattutto, al di là di eventuali e farraginose spiegazioni tecniche legate agli espropri, sarà fondamentale capire una cosa: se a fine anno su quei terreni  le ruspe potranno entrare oppure no. Tutto il resto, cioè le spiegazioni procedurali scritte in “tecnichese”, lasceranno il tempo che trovano. E l’Arno continuerà a far paura, soprattutto ogni volta che su Firenze e la Toscana si rovesciano  piogge violente e concentrate, figlie del cambiamento climatico.

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Sandro Bennucci

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