Fiorentina, allucinante notte all’Olimpico. Al Napoli la Coppa Italia: 3-1. Pagelle

Un momento di tensione prima della partita Fiorentina Napoli
Ilicic si dispera dopo aver clamorosamente sbagliato il gol del possibile pareggio a sei minuti dalla fine
Ilicic si dispera dopo aver clamorosamente sbagliato il gol del possibile pareggio a sei minuti dalla fine

ROMA –  Allucinante la serata. Ma allucinante anche la partita della Fiorentina. Che ha visto sfumare il sogno di vincere la settima Coppa Italia alla fine di una partita piena di errori. L’ultimo quello di Ilicic a sei minuti dalla fine: ha avuto sui piedi uno straordinario pallone per pareggiare e l’ha scaraventato fuori. Così è arrivata, poco dopo, la punizione: il terzo gol del Napoli. Che alza il trofeo nel prato dell’Olimpico invaso dai tifosi napoletani festanti. Ossia gli stessi che non volevano che si giocasse la partita per via dell’oscuro episodio del pomeriggio, dominato dai colpi di pistola che hanno provocato sei feriti. Due dei quali a quanto pare molto gravi. Partita in sospeso. Ritardata di 45 minuti. Ritardo poco giustificabile. Perché non è possibile sottostare ai ricatti. Del resto, dentro lo stadio non è successo niente. O meglio: il disastro lo hanno combinato i giocatori della Fiorentina nei primi venti minuti, durante i quali sono apparsi imbambolati, con la testa e con i piedi altrove. Così, nel giro di sei minuti, Insigne ha potuto mettere a segno la sua micidiale doppietta. Poi, è vero, c’è stata la reazione, culminata con il gol di Vargas. Ma in conclusione s’è vista troppo poca Fiorentina. Squadra insufficiente. Che non si giustifica nemmeno con l’assenza di Cuadrado e con l’indisponibilità di Gomez e Rossi. Pepito, stoico, è entrato in campo al 27’ del secondo tempo. Ma non si potevano pretendere miracoli da uno, sia pure un campione, che non giocava dal giorno della Befana.

E allora? Forza fratelli Della Valle e forza Montella. Bisogna ripartire. Prima conquistando il quarto posto per evitare i preliminari di Euroleague,  eppoi pensare in grande al mercato. Perché i tifosi viola non meritano delusioni così forti. I trentamila che hanno invaso Roma aspettano di alzare un trofeo importante. Hanno dato prova di grande sportività, di maturità e di correttezza. Una correttezza esemplare in questa sfortunata e, ripetiamo, allucinante serata romana. Ma tornando a casa, stanchi e con poca voglia di cantare, sperano che la Fiorentina abbia la capacità di farli sognare di nuovo. E presto.

SPARI -L’arrivo allo stadio è tumultuoso, soprattutto quello dei  tifosi napoletani.  Gli incidenti divampano intorno alle sei del pomeriggio a un chilometro dall’Olimpico.  Il bilancio è di sei  feriti. Due dei quali gravissimi. Si parla di colpi di pistola. E di un’arma ritrovata in un vivaio. Le versioni sono confuse, ma si dice che al centro di tutto ci sarebbero state vecchie rivalità fra tifosi napoletani e romanisti. Ovvio che  questo non sia  calcio, ma solo teppismo, voglia di scontrarsi con qualsiasi pretesto. Per fortuna i tifosi viola non risultano minimamente coinvolti. Li abbiamo incrociati e salutati andando a ritirare l’accredito per la tribuna stampa allo stadio dei Marmi. Tutti festosi, contenti, fasciati dei colori della Fiorentina  e di speranza. Così come continuano a saltare e a cantare dentro l’immenso catino dell’Olimpico, sistemati nella Curva sud, tradizionale roccaforte  della tifoseria della Roma.

Colpo d’occhio eccezionale in Curva sud: migliaia di bandierine viola, bianche e rosse riempiono una bella fetta di stadio, certificando la prima grande invasione nella storia della Fiorentina. Trentamila bocche incitano i giocatori viola. Che Montella manda in campo nella formazione annunciata. Praticamente senza punte vere: con Joaquin e Ilicic davanti e Borja Valero a fare il trequartista. O il finto centravanti. Quello che gli spagnoli chiamano il “falso nueve”. Viceversa, il Napoli è praticamente al completo, con la punta di diamante, Higuain, in dubbio fino a giovedì, ma evidentemente rimesso in piedi in tempo.

MUTI – Ma dieci minuti prima dell’inizio, i tifosi del Napoli diventano muti, arrotolano bandiere e striscioni. Non vogliono che si giochi la partita per solidarietà verso i tifosi feriti gravi. Si diffonde la voce che uno sia morto. Sembra di rivivere la vicenda di alcuni anni fa, sempre all’Olimpico, quando si diffuse la voce che una bambina era morta durante scontri fuori dallo stadio. Conciliabolo fra dirigenti ai bordi del campo. C’è Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli. Ondeggia la cresta di Hamsik, capitano azzurro: che va sotto la curva nord a parlare con i sostenitori napoletani. Accolto da un lancio di mortaretti. Dall’altra curva, i tifosi viola mostrano insofferenza, chiedono di giocare. C’è grande incertezza. Ma intanto l’inizio è rinviato. Dopo 35 minuti Alessandra Amoroso intona l’inno di Mameli. Dalla curva napoletana partono fischi e petardi. I tifosi viola rispondono cantando l’inno della Fiorentina.

VIA – Alle 21,45, con tre quarti d’ora di ritardo, si comincia finalmente a giocare. Ma l’atmosfera è surreale. I tifosi della Fiorentina cantano, quelli del Napoli fischiano e basta con le bandiere arrotolate. Nervi a fior di pelle. Neto devia un tiro di Hamsik (3’). Poi, mentre la Fiorentina comincia a farsi viva davanti a Reina, arriva la frittata viola. Contropiede rapido e gran palla di Hamsik per Insigne che scappa solo a sinistra e la mette benissimo sul palo alla sinistra di Neto. È il 10’: Napoli in vantaggio. E sfiora il raddoppio (14’) con Higuain che non arriva sul pallone per un pelo. Implacabile, invece, Insigne appena due minuti dopo, che approfitta di un grave errore di Vargas. La Fiorentina sembra annichilita.

SVOLTA – Poi, piano piano, i viola prendono coraggio, si scuotono dal torpore dei primi venti minuti e sbagliano di meno. Il primo acuto è un tiro di Borja Valero (24’) che finisce mezzo metro sopra la traversa.  Improvvisamente, la svolta: Ilicic libera Vargas (27’) che scatta da solo al centro dell’ area napoletana e si fa perdonare l’errore precedente fulminando Reina con una saetta da quindici metri. Due a uno. Si riaccende la speranza. Che potrebbe sfociare addirittura nel pareggio al 45’: segna Aquilani, ma l’arbitro annulla. Fuorigioco. Mah!

PEPITO – In avvio di secondo tempo la Fiorentina riprende a comandare il gioco. Pizarro e Borja Valero dominano a centrocampo, però davanti nessuno punge. Si scaldano Pepito Rossi e Matri. Ma il primo a entrare è Mati Fernandez che prende il posto di Pasqual. Arretra Vargas. Insiste la Fiorentina. E si scalda il curvone dei tifosi viola quando Pepito Rossi si toglie la pettorina gialla d’allenamento. Entra al 27’ al posto di Joaquin. Si era fatto male il 6 gennaio, contro il Livorno. La Fiorentina prende vigore. E rischia moltissimo al 28’, quando Neto salva alla disperata su Pandev lanciato da Mertens. Pericolo scampato. E non basta: il Napoli resta in dieci. Inler commette fallo su Ilicic. Ammonito. È il secondo giallo. Espulso. La Fiorentina ci crede. E a sei minuti dalla fine avrebbe la palla del pareggio. Avrebbe perché Ilicic, ormai solo davanti a Reina, la butta incredibilmente fuori. Non è possibile! Non si può sbagliare un gol così in una finale. E infatti la punizione arriva nel recupero: Mertens segna. Tre a uno per il Napoli. Il sogno di vincere la Coppa Italia svanisce nell’allucinante notte dell’Olimpico.

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Coppa Italia, Fiorentina, napoli


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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Commento

  • Bene ha fatto Sandro a dare l’insufficienza a tutta la squadra, allenatore compreso: come si può partire con la testa tra le nuvole, dopo aver strombazzato nei giorni precedenti che era la partita più importante da dieci anni a questa parte?
    Negli anni ’50 esisteva la marcatura ad uomo, ma aver lasciato libero Insigne nelle due occasioni dei goal è stato veramente grave.
    Speriamo l’anno prossimo……….

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